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Sono arrivati come ladri nella notte. Era la vigilia
della mia esecuzione, potevano essere circa le otto
e venti di sera. Stavo ascoltando dei messaggi su 96.1
KDOL.
Ho Sentito inaspettatamente bussare alla porta della
mia cella. C'erano un luogotenente del Braccio della
morte e due guardie (Simmons e Hirch)
“Spogliati!” ordinò il luogotenente
“Per quale ragione?” ho chiesto
“Perchè ti abbiamo detto di farlo”
è stata la sua risposta
Non avendo la minima idea di cosa stesse accadendo ho
fatto quello che mi avevano ordinato. Nonostante si
trattasse di un evidente provocazione non volevo agire
prima di sapere bene quale fosse la situazione. Mi spogliai
e uscii dalla cella. Sentivo che qualcosa non andava
per il verso giusto.
E presto mi sono accorto di aver avuto ragione. Ad attendermi
c'era una squadra di 5 uomini addetta all'estrazione
forzata e tutti coloro che sovrintendevano a questo
tipo di operazione ( svariati sergenti) e, come s e
non bastasse, alcune persone vestite in modo semplice
( in un primo momento ho pensato che fossero sceriffi,
ma poi ho capito che si trattava del Direttore regionale
TDC Mr Treon e della guardia della Walls Unit. Di fronte
a questo spettacolo da circo mi sono steso a terra e
ho dichiarato che non sarei andato da nessuna parte
finchè non mi avessero detto dove volevano portarmi
e perchè. Col suo tipico atteggiamento tirannico
Hirch mi ha risposto:
“Ti ho già detto che lo saprai quando saremo
in corridoio”
Ho risposto a mia volta che s e voleva collaborazione
da parte mia doveva dirmi cosa stava accadendo e allora
mi ha detto che mi avrebbero portato alla Walls Unit.
Avevo bisogno di qualche minuto per pensare, così
mi sono alzato ho. Avevo le catene ai piedi e cominciato
camminare o meglio a trascinarmi lungo il corridoio.
Mi hanno messo in una cella isolata e mi hanno intimato
ANCORA UNA VOLTA DI SPOGLIARMI.
MI RESI CONTO CHE ERA QUALCOSA DI DEGRADANTE e volevo
far sentire la mia opinione. Guardai il luogotenente
e gli dissi che mi ero già spogliato solo cinque
minuti prima, per cui quello che stavano facendo era
una vera e propria provocazione.
Ho indossato i vestiti che mi hanno dato e sono stato
nuovamente ammanettato. Non appena sono uscito dalla
cella mi sono buttato a terra in segno di protesta.
Ho dichiarato con fermezza che non avrei partecipato
a quanto mi stavano facendo. -Che non avrei favorito
questa specie di linciaggio.-Gli
ho detto l’unica cosa che potevo dirgli, cioè
che erano dei terroristi con l’intento di terrorizzare.
Non era abbastanza per loro che mi avrebbero ammazzato
il giorno dopo, volevano anche spaventarmi nel cuore
della notte.
Mi hanno incatenato e messo su una barella per trasportarmi
in uno furgone scuro e caricarmi sul retro.
Mi accorsi che altri detenuti del Braccio della morte
mi stavano guardando dalle loro finestre. Speravo solo
che la notizia potesse arrivare ai miei compagni di
lotta.
Sicuramente si stava organizzando una protesta con atti
di provocazione alle autorità per opporsi all’ingiusto
omicidio legalizzato di cui sarei dovuto essere la vittima.
Correvano voci che stesse
per accadere qualche atto di violenza.
Facevo del mio meglio per rassicurare il personale dicendo
che la protesta non implica necessariamente l’uso
della violenza ma nonostante questo furono prese molte
precauzioni. Non si sentiva solo un’atmosfera
di protesta, si sentiva la disapprovazione della gente.
Il malcontento trapelava e il sistema ne era consapevole.
A questo era dovuta la “spedizione”.
MI
hanno caricato sul furgone con una squadra di scorta
SWAT di 4 automobili per condurmi alla Walls Unit.
Durante il percorso incontrammo una roulotte e degli
ufficiali armati fino a i denti.
C’era un arsenale sufficiente per fare una piccola
guerra. Sebbene fossi disgustato da quella procedura
non posso non riconoscere che ogni esecuzione necessita
di misure di sicurezza perché non ci si può
aspettare che la gente sia amichevole mentre viene portata
a morire.
Comunque tutto questo mi ha aiutato a capire che quando
la gente si ribella il suo potere, la sua forza viene
riconosciuta.
Ci
volevano circa 45 minuti per arrivare ad Huntsville.
Guardavo in silenzio i segnali stradali. Arrivammo alla
Walls Unit che sembrava un college più che un
carcere.
Mi sembrò di essere condotto nel cuore di questa
unità, dietro un dedalo di strade ed edifici.
Pensavo solo che mi stavano portando nella Camera della
Morte, la stanza dov’erano finiti tanti uomini
che conoscevo. Quando uscimmo dal furgone mi rifiutavo
di camminare così mi ci portarono loro con la
forza nella Camera della morte. I polsi mi facevano
un male terribile . Mi fu detto di alzarmi ma io non
l' ho fatto. Ho afferrato i miei polsi che erano contusi
e doloranti. Mi sono guardato intorno, ero circondato
da 10 ufficiali e mentre continuavo a fare resistenza
mi sono accorto che la videocamera stava filmando .
Ho capito che era tutta una messa in scena (per mettermi
in cattiva luce) e non gli ho dato quello che volevano.
Ho lasciato che mi prendessero le impronte digitali
e poi che mi mettessero nella cella della Death Watch.
Dopo essermi ricomposto ispezionai la stanza. Era uno
dei posti più freddi e anonimi che avessi mai
visto. Era una stanza stretta con altre 4 celle. Io
ero nella prima , a pochi passi dalla Camera della morte.
C’era una grande porta d’acciaio con una
finestra quadrata in alto. Non si poteva vedere dentro.
Non potei fare a meno di pensare al mio amico John Amador
che era stato giustiziato solo poche ore prima. Sentivo
la sua presenza accanto a me, e ho pensato alle sue
ultime parole, così profonde. Mi trovavo nelle
catacombe del Texas e nonostante questo sentivo che
la morte non mi stava chiamando.
Ho cominciato ad andare avanti indietro nella cella.
Le guardie dell’unità mi parlavano e si
comportavano rispettosamente. Mi hanno offerto da mangiare
e da bere ma io ho rifiutato. Per anni avevo bevuto
l’acqua di rubinetto inquinata del TDC e in quel
momento non volevo altro. MI hanno passato un pezzo
alla volta i miei effetti personali. Ho cominciato a
dividere tutto per i miei familiari ( nel caso fossi
morto). Poi mi sono ricordato che dovevo fare una cosa
per mia moglie, dovevo leggere una lettera che mi aveva
detto di aprire solo s e non avessi avuto una sospensione
dell’esecuzione. Anche se non ero sicuro di dover
morire pensai che era giunto il momento di leggerla.
Era una delle più belle lettere d’amore
della mia vita. Non sembrava per niente un addio, piuttosto
un arrivederci a presto. Io e mia moglie siamo convinti
di essere anime gemelle e che quindi pensavamo che anche
in un’altra vita saremmo stati vicini.
Quellalettera mi è stata di grande sostegno in
quei momenti. Era piena di belle parole per me,l’uomo
che lei, mia moglie, capisce meglio di chiunque altro.
E mi sono sentito in pace, qualcosa mi diceva che non
sarebbe stata la nostra ultima lettera d’amore.
Ho
finito di sistemarmi verso le 3.30 del mattino e mi
sono addormentato profondamente. Ma non ho dormito a
lungo, ero sveglio già alle 6.30. Mi sono svegliato
sentendomi circondato dall’ amore , era una sensazione
incredibile perché nonostante mancassero poche
ore all’esecuzione non avevo paura, sentivo amore
intorno a me , in tutto il mio corpo, e sono rimato
a testa alta, come avevo fatto fino a quel momento.
Mi sono lavato e poi verso le 7.30 mi hanno permesso
di fare la doccia. Mi sono vestito e d ero pronto per
incontrare i miei familiari. Ero deciso a vivere quella
giornata a testa alta.
La prima visita è stata quella dei miei ami fratelli
rivoluzionari Walida Imarisha e Ray Rmirez. Avevo solo
4 ore per vedere tutti, per cui sapevamo che le visite
sarebbero state intense ma brevi . Ero intenzionato
a non dire addio a nessuno, abbiamo parlato delle ultime
notizie dal New York Times, Chicag Tribune, los Angeles
Times e altri. Parlavamo solo di movimento. Non c'era
tempo per gli addii. Abbiamo concentrato la nostra visita
in 40 minuti e abbiamo concluso con i pugni alzati e
un saluto rivoluzionario. La visita successiva è
stata quella con mio cugino Beverly Fischer ed una caro
amico francese Emilie Artaud.
Non vedevo mio cugino da 11 anni per cui è stato
molto bello. Anche questa volta niente addii, abbiamo
parlato dell’attivismo in Francia e della mobilitazione
di quel giorno. Le notizie erano positive e quando il
mio amico Emilie fu pronto per andar via ci sorridevamo
a vicenda.
Subito dopo ho incontrato l’uomo che considero
la superstar del comitato per la mia difesa, Adam Axel.
Ecco un giovane capace di smuovere le montagne e non
ho dubbi che s e non fosse stato per lui non sarei qui
ora. I suoi sforzi coordinati con quelli del CEDP sono
stati la mia salvezza. La nostra visita è stata
all'insegna dell'ottimismo e non parlavamo d'altro che
di vittoria. Mio padre si è introdotto tra gli
altri, non l'ho mai visto così positivo e pieno
di vita. Era già sicuro che avremmo vinto e nessuno
e niente lo potevano convincere del contrario. Abbiamo
avuto una bella conversazione, poi sono arrivati mia
moglie e i miei nonni. C'era tanta gioia. Era un anno
che non vedevo mia nonna e anche s e lottava con il
morbo di Alzheimer ai miei occhi era ancora più
bella che mai . Nemmeno una volta ha sentito il bisogno
di dirmi addio.
Così, dopo aver parlato mio nonno andò
via insieme a mia nonna lasciandomi solo con mia moglie.
Eravamo seduti mano nella mano, occhi negli occhi, e
parlavamo del nostro futuro. Abbiamo parlato tanto.
Le dissi della lettera che avevo letto e ci scambiammo
un sorriso d’intesa. Avevamo deciso di trascorrere
insieme l’ultima ora e verso mezzogiorno vidi
mio padre venire verso di noi. Non ce lo aspettavamo,
lo guardammo e lui, dopo essersi avvicinato a noi gridò:
” hanno votato 6 a 1 in tuo favore”. Mia
moglie si lasciò scappare un grido di gioia,
il mio sorriso arrivava alle orecchie. Mio padre e mia
moglie si abbracciarono e io gli dissi di baciarla per
me. Mentre mio padre diceva che ora dipendeva tutto
dal governatore sapevo che non c’erano più
dubbi ormai. Se il Texas Board non aveva emesso il verdetto
il 28, il giorno stabilito, ci doveva essere stato un
motivo importante. Sapevo che avevano avvertito la pressione
dell'opinione pubblica e avevano preferito consultarsi
con i loro superiori. Come avevo detto ai miei sostenitori,
s e la decisione fosse stata negativa non ci sarebbe
stato più niente da fare, ma se fosse stata positiva
ce l’avrei fatta. La notizia comunicata da mio
padre mi aveva fatto capire che avevo vinto.
Poi mio padre ha lasciato la stanza delle visite. Tra
baci e manifestazioni di gioia, ho detto a mia moglie
che osservavo sempre i segni che Dio ci manda. Da giovane
non lo facevo, sebbene anche allora ce ne fossero. Adesso
faccio molta più attenzione: se d a un lato avevo
ricevuto dei segnali negativi dai brutti sogni dei miei
amici più cari avevo anche avuto un chiaro segnale
positivo subito prima di lasciare la camera della morte
per andare in quella delle visite.
La notte precedente mi avevano tolto tutti gli oggetti
di mia proprietà., per un'ispezione E avevano
tolto anche i lacci dalle mie scarpe. Non me n’ero
accorto perché mi avevano ridato le scarpe solo
al momento delle visite. Così quella mattina
prima della visita ho detto che avevo delle scarpe da
tennis e degli scarponi e che volevo mettermi gli scarponi.
Mentre mi vestivo e mi passavano gli scarponi mi sono
reso conto che mancavano i lacci e non ho potuto fare
a meno di sorridere perché mi è venuta
in mente la mia poesia “L’ultima chiamata”
che comincia con le parole:
“ Sto uscendo dal Braccio della morte con delle
scarpe senza lacci”.
Così terminai la visita con mia moglie dicendole
che stavo uscendo dal Braccio della morte. Lei ha ripetuto
: “Stai uscendo”.
Ci siamo scambiati un bacio dietro il vetro e mi hanno
riportato nella camera della morte. Mentre stavo in
cella ho parlato con una guardia che stava lì
accanto a me. Gli ho detto che i miei familiari erano
molto eccitati. La guardia mi guardato e ha riposto
:” Be’ oggi potrebbe essere il tuo giorno
fortunato”.
Non appena finì di pronunciare quelle parole
mi fu detto che avevano commutato la mia sentenza. Ero
quasi stupito che mi fosse stato detto in quel modo,
così ho domandato_:” Tutto qui? E’
fatta?”
“Sì - mi hanno risposto- la tua sentenza
è stata commutata.- tra pochi minuti sarai fuori
di qui”
La testa mi girava e non ho esitato a inginocchiarmi
per fare una preghiera all’Altissimo, sapevo che
era innanzitutto a lui che dovevo la mia salvezza .
Pochi minuti dopo mi hanno riportato alla POlunskyUnit.
Nel viaggio di ritorno tutto mi sembrava nuovo. Gli
ufficiali mi dicevano che avevo una nuova opportunità
di rifarmi una vita.< Il cielo era più luminoso
e il mio cuore era più leggero. Sono tornato
alla Polunsky e speravo di incontrare i miei compagni.
Mentre stavo lì in una cella provvisoria sono
riuscito a veder passare Tony Ford ,aveva un sorriso
così grande che avrei giurato che avesse due
bocche . Era proprio quello che volevo perchè
lui è il mio migliore amico e sono contento che
mi abbia rivisto prima che mi portassero via. Poi mi
hanno sistemato in una cella dove sono rimasto solo
30 minuti: Mentre uscivo dalla porta ho visto un compagno
più vecchio di me nella sala per la ricreazione
interna, Harvey Eravin, e mi sono avvicinato alle sbarre
per farmi abbracciare da lui. Poi ho avuto appena il
tempo di ricevere dei brevi messaggi di congratulazioni
da parte di tre persone prima che venisse la squadra.
Mi hanno trasferito dal Braccio della morte alla Byrd
Unit per avere un nuovo processo come detenuto della
cosiddetta “general population” ( detenuto
comune, non condannato a morte). Avendo avuto una campagna
internazionale, essendo stato scortato da una squadra
speciale armata e avendo avuto una commutazione di sentenza
per motivi politici quasi tutti sapevano chi ero. La
maggior parte mi ha detto delle cose carine e una guardia
mi si è addirittura avvicinata per chiedermi
s e mi stavano trattando bene. Gli ho risposto di sì
e , non sapendo niente di lui, gli ho chiesto chi fosse.
Lui mi ha risposto semplicemente :” Solo un ufficiale”
ma poi ha soggiunto:”Sento il KPTF tutti i giorni
e anche il programma “Democrazia adesso”.
Non ho potuto fare a meno di sorridere e dire “
Continua così, fratello”
Ed
è andato tutto bene anche nei giorni successivi:
dopo dieci anni di lotta contro la pena di morte posso
finalmente rilassarmi e tirare un sospiro di sollievo:
Non avrei potuto farlo prima che la mia battaglia terminasse.
E anche se la guerra non è finita abbiamo vinto
una grande battaglia e posso finalmente piangere lacrime
di gioia. Lacrime per esprimere, tra l'altro, la mia
intenzione di andare avanti, continuare ad avere abbastanza
energia per fare grandi cose. Tanti detenuti prima di
me non sono riusciti , dopo essere stati liberati dal
Braccio della morte, a seguire la strada giusta che
aveva fatto di loro dei grandi quando erano in carcere.
Non posso parlare per loro ma posso dire che sono deciso
a fare qualcosa di fenomenale. Non sprecherò
l’opportunità che mi è stata data.
Così tanta gente mi ha aiutato, mi ha sostenuto
e ha creduto in me che devo a tutti loro qualcosa. Devo
loro uno sforzo del 100% e il massimo impegno per la
battaglia che ci ha unito.
Non posso fare a meno di pensare a quelli che mi sono
lasciato alle spalle, quelli che adesso aspettano nella
Death Watch. E’stato un viaggio così traumatico
e ci sono così tante cicatrici e ferite. Spero
che la mia lotta sia servita a ridare speranza alla
gente facendo comprendere che si può arrivare
anche fare l’impossibile . Che s e ci si riesce
una volta ci si può riuscire ancora.. E ci si
deve riuscire. Il 30 agosto 2007 è un giorno
che passerà alla storia e io prego che in questo
giorno la speranza sia rinata tra i nostri combattenti
che hanno dovuto assistere allo spettacolo desolante
di più di 400 esecuzioni. Oggi abbiamo preso
il Texas per le corna e non abbiamo intenzione di mollare.
Non possiamo farlo finchè non ci sbarazziamo
di questo mostro. Non posso non concludere con i versi
finali della mia poesia profetica “L’ultima
chiamata”:
“Queste
mie parole vogliono richiamare la vostra attenzione
sul Braccio della morte, nella speranza che vi liberiate
dalla paura e dall'odio di voi stessi, che possiate
mettere in pratica la teoria e troviate la strada giusta
per uscire dalle prigioni. Perchè io “sono
appena uscito dal Braccio della morte”!
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