...dal Foglio di Collegamento del Comitato Paul Rougeau nº 152 - Agosto/Settembre 2007  
 
E’ TROPPO BELLO, ED E’ ANCHE VERO: KENNETH E’ DEFINITIVAMENTE SALVO

Il Governatore del Texas Rick Perry il 30 agosto, prendendo un’iniziativa più unica che rara, ha commutato la sentenza di morte di Kenneth Eugene Foster Jr. in pena detentiva. La splendida notizia ha raggiunto Kenneth a meno di sei ore dal momento fissato per l’iniezione letale. Immensa e incontenibile è stata la gioia del condannato e di tutti quelli che gli vogliono bene e che si sono impegnati intensamente per salvarlo. Kenneth Foster, quarto condannato a morte del Texas a stringere un rapporto speciale con il Comitato Paul Rougeau, è stato il primo a scampare dall’iniezione letale.


L’annuncio della grazia a meno di sei ore dalla fine annunciata
Come scriveva nella lettera che abbiamo pubblicato nel numero scorso, Kenneth, razionalmente, si rendeva conto di avere pochissime probabilità di sopravvivere oltre il 30 agosto. Nonostante ciò sperava in cuor suo di ottenere uno stay (ordine di sospensione) dalla Corte Criminale d’Appello del Texas e di ottenerlo con largo anticipo sulla data di esecuzione fissata per il 30 agosto. Tale corte si è mantenuta invece a lungo silente, respingendo infine l’ultimo ricorso del condannato il 7 agosto.
Dopo di ciò non rimaneva che sperare nella commutazione della sentenza da parte del governatore Rick Perry. Tuttavia questi, fino ad allora, aveva commutato solo alcune condanne a morte per prevenire sentenze favorevoli nei riguardi di determinate categorie di condannati (i minorenni all’epoca del reato e i ritardati mentali non possono essere più giustiziati negli USA) ma non aveva mai concesso la clemenza esecutiva in un caso per così dire ordinario come quello di Kenneth Foster. Perry aveva lasciato uccidere senza intervenire oltre 160 detenuti (battendo il record di 152 esecuzioni avvenute sotto il governatorato di George W. Bush).
Kenneth racconta nel suo diario che la mattina del 30 agosto (giorno dell’esecuzione) è rimasto quattr’ore in parlatorio per ricevere le ultime visite degli amici più cari e dei parenti.
Alla fine, usciti i nonni, con Kenneth rimane solo la moglie Tasha per un’ultima intensa ora di conversazione, mani contro mani attraverso il vetro, occhi negli occhi.
Nonostante tutto, la conversazione tra i coniugi è ottimistica, orientata sul futuro. Verso al fine del tempo concesso, alle 12 circa, il padre di Kenneth irrompe nella sala visite gridando, col pugno alzato: annuncia a Kenneth che la Commissione per le Grazie ha votato 6 contro 1 in suo favore. Di fronte agli urli di gioia di Tasha, Kenneth non sa fare di meglio che rimanere a bocca aperta; un sorriso gli va da un orecchio all’altro.
Anche se il padre lo invita alla prudenza, perché ora tocca al Governatore accettare o rifiutare la proposta di grazia della Commissione, Kenneth è ormai sicuro di farcela. Ricondotto poco dopo nella cella di osservazione, quasi subito vede entrare il Warden (direttore) con il cellulare in mano, che annuncia: “Commutano la tua sentenza”. Davanti alla sorpresa di Kenneth per un annuncio siffatto, aggiunge più chiaramente: “Sì la tua sentenza è stata appena commutata. Ti porteremo fuori da qui al più presto “. Kenneth non perde tempo e cade in ginocchio per ringraziare Dio.
Alcuni minuti dopo, mentre viaggia in auto per tornare, dalla casa della morte di Huntsville, nella Polunsky Unit, tutto il mondo gli appare ‘nuovo di zecca’.
Le guardie gli avevano detto che gli era stata data una nuova possibilità di vita e lui lo sperimenta intensamente. “Il cielo era più brillante e il mio cuore più leggero.” Sono queste le parole con cui Kenneth conclude la narrazione.
Kenneth ha subito mandato un messaggio di ringraziamento collettivo a coloro che lo hanno sostenuto – prima di tutti i suoi nonni paterni, che gli sono stati vicini ‘fin dal giorno numero uno’, sua figlia Nydesha e la giovane sposa Tasha - nominando decine di individui e di gruppi e assegnando a ciascuno quelli che, a suo avviso, sono i relativi meriti. Ha infine riconosciuto le qualità del suo valoroso avvocato Keith Hampton, pur ribadendo che con lui vi sono stati aspri conflitti in moltissime occasioni.
Ecco come comincia la lunga lettera di Kenneth: “Voglio sedermi per scrivere con calma, rivolgendomi ad alcune persone direttamente. Ritengo infatti importante ringraziare coloro che hanno reso possibile questa vittoria. Se non fosse stato per l’impegno di determinate persone so per certo che ora non sarei vivo. Ma prima di tutto do atto all’Altissimo e lo ringrazio di avermi donato la forza di andare avanti per tutti questi anni, cosa che non avrei potuto fare con le mie sole risorse. Ho visto troppi uomini disperarsi ed arrendersi, condannarsi, mutilarsi, cercare di uccidersi e talvolta riuscirci. Quando dico che viviamo in un inferno la descrizione è realistica. Non è che io abbia cominciato a pregare solo nel momento in cui mi è stata fissata la data di esecuzione. Mi sforzo di raggiungere un traguardo di spiritualità da TANTO tempo. La preghiera richiede costanza e alla fine ha il suo effetto.”
Dopo aver ringraziato tante persone, Kenneth ringrazia anche Hampton per gli innumerevoli appelli che ha presentato in suo favore nel corso degli anni; lo avvisa però di non aver concluso la propria battaglia, e così finisce la sua lettera: “Ho già detto che lotterò fino all’ultimo respiro per guadagnare la libertà. Credo fermamente che il mio destino non sia di finire i miei anni in prigione, anche se so che stare qui dentro per un po’ mi è richiesto. Il mio posto è fuori di qui per lottare insieme a tutti voi per la nostra Causa. Per ora lo farò da qui. Ma, credetemi, i miei motori non sono stati spenti e mi spingono verso la libertà (dovreste vedere il sorriso sul mio volto ora). Spedisco questo messaggio senza aggiungervi altro se non amore proveniente dalla mie labbra, ma mi farò sentirete di nuovo presto. Devo adattarmi ad un nuovo ambiente, ma non voglio addormentarmi nemmeno per un minuto. Ho molte cose da fare e da conseguire. E lo farò! Pace, Amore e Rispetto a tutti voi. Qualcuno ha mandato a mio nome al governatore Rick Perry un omaggio costituito da una t-shirt del gruppo DRIVE quale segno della mia profonda gratitudine.
Il sempre vostro soldato sul campo di battaglia Kenneth.”
Il fatto che la condanna a morte sia stata cancellata dal potere esecutivo, rende definitiva l’uscita di Kenneth dal braccio della morte. La decisione del Governatore è infatti inappellabile da parta dell’accusa. La volta precedente, quando a marzo del 2005 annunciammo che il giudice federale Royal Furgeson aveva annullato la sentenza di morte di Kenneth (v. n. 127), avvertimmo i lettori che non era “ancora arrivato il momento di festeggiare e abbassare al guardia” perché l’accusa si era appellata ad una corte superiore (*).
Siccome all’epoca in cui Kenneth fu condannato a morte la massima pena detentiva consisteva nell’ergastolo con possibilità di liberazione sulla parola dopo 40 anni di detenzione, in teoria egli potrebbe conseguire un provvedimento di uscita dal carcere nel 2036. La speranza di Kenneth di uscire presto di prigione coincide con quella di ribaltare completamente il suo caso, in un caso non capitale. Tale eventualità ci sembra francamente impensabile (ma dato che un miracolo si e già compiuto …).
A prescindere da quello che avverrà nel futuro, ora per noi è il momento di gioire con Kenneth, senza riserve, per la riconquista del dono della vita. E’ troppo bello per sembrare vero. Eppure è vero: Kenneth Foster, quarto condannato a morte del Texas a stringere un rapporto speciale con il Comitato Paul Rougeau, è scampato definitivamente all’iniezione letale.
Kenneth è stato il primo a salvarsi e in questo momento non possiamo fare a meno di pensare agli altri tre condannati adottati dal nostro Comitato che, purtroppo, non ce l’hanno fatta.
Ricordiamo che il nostro Comitato si formò nell’ottobre del 1992 per aiutare Paul Rougeau, rinchiuso nel braccio della morte del Texas, che nel mese di giugno era riuscito a far pubblicare sulla prima pagina del Manifesto una sua richiesta d’aiuto (**).
Da quel momento in poi il Comitato assunse un avvocato di fiducia e finanziò per intero la difesa legale dell’amico Paul spendendo circa 30 mila dollari. Si mobilitò infine strenuamente per salvarlo, a partire dal 17 febbraio 1994, quando fu fissata per lui la data di esecuzione.
Nel giro di due mesi il Comitato intensificò la raccolta fondi, sollecitò passi presso la Corte Suprema Usa e la Commissione delle Grazie del Texas, inviò due persone a controllare la situazione sul posto, commissionò ulteriori investigazioni, pubblicò un libro con le lettere di Paul, informò l’opinione pubblica nel modo più largo possibile, coinvolse altissime autorità.
Migliaia di messaggi sommersero la Governatrice del Texas Ann Richards e la Commissione per le Grazie. Negli ultimi giorni di aprile una petizione corredata da almeno 50 mila firme venne inoltrata alle autorità texane, provocando il costante intasamento dei fax riceventi e un serio dilemma nella governatrice (che poi confessò di essere stata sul punto di intervenire).
Nonostante tutti gli sforzi, l’uccisione di Paul ad opera dello stato del Texas avvenne puntualmente nei primi minuti del 3 maggio successivo, come programmato.
Addolorati e delusi ma molto determinati, per esplicita richiesta dello stesso Paul abbiamo continuato ad operare in favore di altri condannati a morte del Texas e a batterci contro la pena di morte. Dopo l’esecuzione di Paul, i nostri sforzi si concentrarono nell’aiuto a Joe Cannon, minorenne al momento del reato, con una allucinate storia di abusi alle spalle. Cannon ricevette per la sua difesa legale almeno 40 mila dollari. Purtroppo anche il dolce amico Joe fu ucciso. Era il 22 aprile del 1998.
Fu poi adottato dal Comitato Paul Rougeau un altro minorenne all’epoca dell’arresto: Gary Graham. Gary si protestava innocente e fu condannato a morte senza uno straccio di prova a carico degna di questo nome. Graham fu ucciso il 22 giugno del 2000 nonostante la grande mobilitazione internazionale in suo favore, cui partecipò anche il nostro Comitato che si caricò ancora una volta di spese legali per decine di migliaia di dollari. Fu l’ultima volta che la nostra organizzazione si sforzò di partecipare in modo significativo al finanziamento della difesa legale di un condannato a morte, perché, mentre diminuivano le nostre disponibilità economiche, ci siamo resi conto che la resa di tali titanici sforzi è, se non nulla, molto scarsa.
Nel 2002 – nel vuoto lasciato da Gary Graham - un rapporto speciale si è infine creato tra il Comitato Paul Rougeau e Kenneth Foster, diventato il nostro ‘inviato’ nel braccio della morte del Texas. Una corrispondenza regolare con Kenneth si è svolta tramite la nostra presidente Grazia Guaschino, la quale ha ricevuto e tradotto gli interessanti articoli scritti da Kenneth per il Foglio di Collegamento.
Pur senza inviare fondi per la sua difesa legale, affidata al noto e valoroso avvocato texano Keith Hampton, non abbiamo mai cessato di dare piccoli aiuti finanziari a Kenneth per le necessità personali e per iniziative abolizioniste da lui promosse. Un momento di particolare impegno in favore di Kenneth Foster (e del suo compagno di sventura Tony Ford) è stato l’organizzazione di una mostra di poesie (di Kenneth) e di opere pittoriche (di Tony) presso il Sermig di Torino nel dicembre del 2003. La mostra – brillantemente curata sotto l’aspetto grafico da Secondo Mosso - fu visitata da oltre 500 persone e contribuì significativamente a far conoscere al pubblico i casi dei due condannati.


Mobilitazione in extremis
Dal mese di maggio, dopo la fissazione dell’esecuzione di Kenneth per il 30 agosto, la nostra associazione in quanto tale e molti soci e simpatizzanti del Comitato Paul Rougeau a titolo personale, hanno partecipato all’eccezionale mobilitazione dei numerosissimi amici che Kenneth si è fatto in questi anni negli Stati Uniti e in Europa.
Da questo Foglio di Collegamento, abbiamo subito lanciato una raccolta fondi straordinaria in suo favore. L’iniziativa ha avuto un buon successo soprattutto grazie all’aiuto di Secondo Mosso che ha fatto stampare a sue spese e messo a disposizione per la vendita un volumetto con le poesie di Kenneth.
Una lettera del Comitato, sottoscritta, in nome dei soci, dai membri del Consiglio Direttivo, attestante le grandi doti umane di Kenneth Foster, pienamente ravvedutosi e ormai in grado di dare un contributo positivo alla società, è stata inviata all’avvocato Hampton in tempo perché potesse essere allegata alla domanda ufficiale di clemenza indirizzata alla Commissione per la Grazie del Texas.
Intensissima da parte di diversi soci è stata la pressione sull’opinione pubblica, tramite contatti personali e il coinvolgimento dei media, affinché il pubblico partecipasse alle numerose petizioni inviate alle autorità del Texas per chiedere la clemenza esecutiva per Kenneth. Questa pressione ha prodotto in Italia numerosi articoli di stampa, alcuni usciti su giornali importanti.
Dal 27 luglio è stato trasmesso tutti i giorni dalla rete nazionale La7 (e da MTV) un efficace spot televisivo sul caso di Kenneth che invitava gli ascoltatori a sottoscrivere una pregnante petizione in suo favore, concordata con il suo avvocato, riportata nel sito web de La7. I messaggi arrivati nel relativo blog dimostrano il grande impatto che ha avuto questa iniziativa. Il merito va ascritto alla troupe che ha conosciuto Kenneth nel corso della realizzazione del programma “Il Miglio Verde” (che ora va in onda in quattro puntate la domenica alle 23:30’ circa), all’autrice Chiara Salvo e indirettamente ad alcuni nostri amici che hanno partecipato al programma (Stefania Silva, Elena Gaita, Marco Cinque…)
Un lavoro particolarmente intenso per perorare la grazia per Kenneth è stato svolto da Stefania Silva, sia a titolo personale che in qualità di membro del Consiglio direttivo del Comitato. Stefania è andata avanti con estrema determinazione agendo da sola o collaborando di volta in volta con le persone resesi disponibili: Elena, Carlo Hintermann, Laura Silva ed altri.
Stefania ha rilasciato interviste a Radio Popolare e a Radio 24, ha largamente informato sul caso di Kenneth i media e un numero impressionante di membri sia del Parlamento italiano che di quello Europeo. Stefania è riuscita anche a ottenere che un giornalista ponesse una domanda sul caso di Kenneth Foster al giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti Samuel Alito, invitato in Italia da Comunione e Liberazione durante il Meeting di Rimini. Stefania, Elena e Carlo erano a Castel Gandolfo all’Angelus del Papa del 26 agosto con uno striscione che deve essere stato necessariamente notato dall’entourage del pontefice.

Promuovendo una petizione in extremis al Sindaco di Roma, Stefania è riuscita ad ottenere che il Colosseo si illuminasse il 30 agosto anche in favore di Kenneth; ciò è stato anticipato in un comunicato di Walter Veltroni, arrivato in Texas proprio mentre la Commissione per le Grazie discuteva il caso di Kenneth.

Anche Maria Teresa Osta, una giovane amica di Kenneth che risiede a Vercelli, si è battuta energicamente per salvare il condannato, agendo sui media e perorando un intervento del Papa presso il governatore del Texas; le pressioni sulla Santa Sede sono state rinforzate da Margherita De Rossi.
Da molti indizi, possiamo ricavare la quasi la certezza che Benedetto XVI abbia chiesto a Rick Perry, per via diplomatica e riservata, di concedere la clemenza esecutiva a Kenneth Foster. Per certo lo ha fatto l’arcivescovo della diocesi di Galveston-Houston Daniel N. Di Nardo, come lo hanno fatto l’ex presidente USA Jimmy Carter e l’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu.
L’Unione Europea ha fatto un energico appello contro la pena di morte in Texas il 21 agosto chiedendo una moratoria delle esecuzioni.
Si sono spesi in favore di Kenneth anche decine di parlamentari del Texas e del resto degli Stati Uniti.
Secondo l’Austin Chronicle, l’ufficio del Governatore ha ricevuto circa 11 mila messaggi a favore di Kenneth e solo 11 che chiedevano la sua esecuzione.
Sondaggi informali di opinione in Texas hanno rilavato che il pubblico era largamente a favore di Kenneth. I numerosi articoli ed editoriali di giornali locali e nazionali che annunciavano l’imminente esecuzione del 30 agosto, erano quasi tutti a favore di Kenneth, al limite neutri ma non schierati contro di lui.
Insomma la mobilitazione per Kenneth Foster ha avuto eccezionali effetti positivi in America e li ha avuti perché, diversamente da quanto è accaduto in altri casi famosi - ad esempio di condannati probabilmente innocenti, sulla cui innocenza però il pubblico americano nutriva una persistente diffidenza - il caso Foster era chiaro, visto nello stesso modo dall’accusa e dalla difesa. Nessuno negava una responsabilità di Foster, ma la sua condanna a morte appariva spropositata perché lui non aveva ucciso nessuno, aveva solo guidato l’auto con cui il suo compagno Mauriceo Brown era scappato dopo aver commesso un insensato omicidio.
I rilevanti effetti della grande mobilitazione a livello statale, nazionale e internazionale, che si sono avuti in Texas e la ridotta colpevolezza di Kenneth Foster, combinandosi, hanno creato ad abundantiam per il governatore Rick Perry l’opportunità politica di concedere la clemenza esecutiva.
Il Governatore, nel comunicato con cui ha reso nota la sua decisione di commutare la sentenza di Kenneth, non ha voluto però riconoscere pienamente ed esclusivamente gli argomenti contenuti nelle petizioni a lui indirizzate, motivando la grazia anche con l’ingiustizia che puo’ conseguire da processi capitali come quello di Kenneth, nei quali vengano processate insieme più persone che ebbero diversi ruoli e diversa responsabilità criminale. “Dopo aver accuratamente considerato i fatti in questo caso, insieme alla raccomandazione del Board of Pardons and Paroles [Commissione per le Grazie], credo che la giusta e corretta decisione da prendere è di commutare la sentenza di morte di Foster in ergastolo.” Ha dichiarato Perry, che ha aggiunto: “Mi preoccupa che la legge del Texas permetta che più imputati di omicidio capitale siano processati simultaneamente, questo è un problema di cui dovrebbe occuparsi il Parlamento”.

Riflessi sulle strategie abolizioniste

Kenneth Foster si è dunque salvato. Sembra pertanto che abbiano funzionato gli strumenti tradizionali di pressione degli abolizionisti messi in atto anche in questa occasione. Ci riferiamo essenzialmente alle richieste di grazia rivolte da semplici cittadini, da personalità e da istituzioni internazionali alle autorità del Texas.
Tuttavia lo stesso successo non si è verificato in innumerevoli altri casi conclusisi con l’esecuzione dei condannati. L’eccezione della grazia a Kenneth Foster non deve farci dunque deviare dalla ricerca di nuove e più incisive strategie abolizioniste. Osserva Claudio Giusti, esperto di pena di morte negli USA, che gli sforzi degli abolizionisti italiani nel caso di Kenneth anziché concentrarsi nelle petizioni al Governatore del Texas avrebbero potuto più efficacemente esercitarsi sui giornali texani, sui parlamentari del Texas e federali, nonché su interlocutori all’interno delle strutture di governo texane. Noi aggiungiamo che le pressioni degli abolizionisti europei potrebbero e dovrebbero essere fatte anche sull’opinione pubblica del Texas, con iniziative del tipo della Campagna Rimbalzo (v. n. 135).
La pena di morte negli Stati Uniti scricchiola e noi dobbiamo prima di tutto convincere gli Americani ad attaccarla per farla crollare.
_______________
(*) In effetti, la sentenza di morte per Kenneth Foster fu ripristinata dalla Corte federale d’Appello del Quinto Circuito, che accolse il ricorso dell’accusa, il 2 febbraio 2006.
(**) La lettera di Paul Rougeau, arrivata alla Sezione Italiana di Amnesty International, era stata girata alla stampa; il Manifesto l’aveva pubblicata il 12 giugno in prima pagina su 4 colonne.


DAL DIARIO DI KENNETH FOSTER
Nel preparare il precedente articolo abbiamo attinto dal diario di Kenneth per dare ai lettori un resoconto immediato ed autentico del momento straordinario in cui egli ha ricevuto la notizia della commutazione della condanna a morte. Riteniamo sia di grande interesse leggere anche le parti del diario che riguardano due momenti speculari ma di segno opposto: la vigilia dell’esecuzione e il ‘dopo’ la commutazione.

29 agosto, vigilia dell’esecuzione

Come ladri nella notte mi ghermirono. Era la vigilia del giorno in cui dovevo essere assassinato per mano dello Stato (*). Alle 20 e 20’ stavo ascoltando i messaggi che mi arrivavano a frotte dalla radio 96.1 KDOL. Inaspettatamente, bussarono alla porta della mia cella. C’era un ufficiale del braccio della morte e due guardie (Simmons e Hirch). “Spogliati!” fu l’ordine impartitomi dall’ufficiale. “Perché?”, risposi. “Perché ti diciamo di farlo” fu tutto ciò che ottenni come risposta. Non avendo idea di quale fosse la situazione, obbedii. Sebbene provocato, non volevo reagire prima di sapere come stavano le cose. Mi spogliai e uscii dalla cella. Sentivo nelle ossa che qualcosa non andava. E uscendo dal corridoio i miei presentimenti si rivelarono esatti, perché lì ad aspettarmi c’era una squadra di estrazione composta da 5 uomini, tutti i supervisori (numerosi sergenti) e alcuni uomini in borghese (prima pensai che fossero sceriffi, ma poi scoprii che si trattava del direttore regionale del TDC (Texas Department of Correction) e del direttore del carcere The Walls [di Huntsville, dove avvengono le esecuzioni]. Appena vidi questo circo allestito per me mi lasciai cadere al suolo e annunciai che non sarei andato da nessuna parte fino a quando non mi avessero spiegato dove mi portavano e perché. Con la sua tipica rabbia tirannica, la guardia Hirch disse: “Te lo diremo quando saremo nell’atrio”. Gli risposi che se voleva che cooperassi con lui doveva darmi qualche indicazione di cosa stesse capitando e lui mi disse che mi stavano portando al carcere The Walls. […]
Rimasi incatenato per tutto il tempo, messo su una barella, portato verso un furgone scuro e caricato dal retro. Vidi altri detenuti del braccio della morte guardarmi dai vetri delle celle. […]
Fui accompagnato da una squadra di massima sicurezza (SWAT) composta da 4 uomini. C’erano altre macchine che ci accompagnavano, e in ognuna c’erano guardie armate fino ai denti con rivoltelle, pistole e fucili d’assalto. Era un arsenale sufficiente per una piccola guerra. Pur essendo nauseato da questa procedura, non posso negare che mi rendevo conto che per le esecuzioni abitualmente non si riteneva necessaria un simile sicurezza. In nessun caso le persone dovrebbero dimostrarsi amichevoli e cooperative, mentre vengono scortate al luogo in cui verranno assassinate. Fu un viaggio di circa 45 minuti verso Huntsville. Osservai in silenzio i cartelli stradali mentre viaggiavamo. Arrivammo a The Walls, una struttura che sembra più un college che una prigione. Fui condotto nel cuore del carcere passando attraverso un labirinto di stradine ed edifici. Potevo solo pensare che mi stavano portando alla Casa della morte, il luogo in cui erano stati portati tanti uomini che conoscevo. Quando il furgone si fermò e aprirono la porta per farmi scendere, mi rifiutai di camminare e così mi trascinarono allegramente nella casa della morte. Mi fecero cadere a terra, i miei polsi mi facevano un male terribile. Mi dissero di alzarmi, ma non lo feci. Mi afferrai solo i polsi che erano escoriati e dolenti. Mi guardai attorno e vidi che ero circondato da 10 guardie. Ero determinato ad opporre resistenza ma notai che non stavano riprendendo la scena con la telecamera (come dovrebbero in questi casi). Capii che non valeva la pena di dar loro soddisfazione e così permisi loro di prendermi le impronte digitali e poi di chiudermi nella cella di osservazione in attesa della morte. Dopo essermi ricomposto esaminai la stanza. Era uno dei luoghi più tetri e gelidi che abbia mai visto. Era una stanza stretta accanto ad altre 4 celle. Io ero nella prima, la più vicina al locale nel quale sarei stato ucciso. Davanti alla mia cella c’era un lungo tavolo con recipienti di bibite e alcune Bibbie. Ecco – era come una sala funeraria. Non potei evitare di guardare ancora verso la stanza della morte. Aveva una grossa porta d’acciaio con una finestra quadrata in alto, chiusa da un vetro a specchio attraverso il quale non si poteva vedere. La fissai. Non potevo evitare di pensare al mio caro amico John Amador che era stato giustiziato solo poche ore prima. Sentii la sua presenza vicino a me. Pensai alle sue ultime parole così profonde. Mi trovavo nella catacomba del Texas e nonostante fossi lì non sentivo la morte che mi chiamava. […]
Mi addormentai verso le 3 e mezza. Ma non potei dormire a lungo. Alle 6 e mezza mi svegliai e provai una sensazione di amore. Fu una sensazione così sbalorditiva, perché, sebbene mi trovassi a poche ore dalla mia programmata uccisione, non provavo alcuna paura. Avvertii solo amore che pervadeva il mio corpo e mi alzai determinato come lo ero stato fino ad allora.

30 agosto, dopo la commutazione

Dopo 10 anni durante i quali ho lottato contro la pena di morte, posso finalmente sedermi e respirare un po’. Posso finalmente sospirare con sollievo. L’avevo dichiarato dall’inizio, che fino a che la battaglia era in atto non potevo permettermi di fermarmi e respirare. E sebbene la guerra non sia finita, una grande battaglia è stata vinta e posso respirare lasciando persino che alcune lacrime di gioia mi scendano dagli occhi. Esse assicurano che continuerò ad avere la carica necessaria a fare cose grandi e positive. Devo vivere per molte persone che non hanno avuto la possibilità di continuare le grandi imprese che avevano iniziato nel braccio della morte. […]
Tante persone sono state al mio fianco, mi hanno sostenuto e hanno creduto in me e io devo loro qualcosa. Devo loro il 100% di sforzo e di dedizione alla lotta che abbiamo intrapreso. Non posso evitare di pensare a coloro che mi sono lasciato alle spalle – a quelli che adesso stanno per essere giustiziati. Il mio è stato un viaggio molto traumatizzante e ha lasciato molto dolore e cicatrici. Spero che la mia lotta abbia dato speranza agli altri dimostrando che si può ottenere l’impossibile. E se è successo una volta può succedere ancora – deve succedere! […]
Oggi è un giorno nuovo. Stiamo afferrando il Texas per le corna e non molleremo la presa. […]
HO APPENA LASCIATO IL BRACCIO DELLA MORTE!

Ecco il mio nuovo indirizzo:
Kenneth Foster Jr. #1451768
McConnell Unit
3001 South Emily Drive
Beeville, TX 78102 USA
__________________
(*) Kenneth, per asserite ragioni di sicurezza, è stato trasferito, dalla Polunsky Unit dove era detenuto, nella Casa della morte situata nel carcere The Walls di Huntsville la sera precedente il giorno dell’esecuzione, anziché con circa cinque ore di anticipo come avviene per gli altri condannati.