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E’ TROPPO BELLO, ED
E’ ANCHE VERO: KENNETH E’ DEFINITIVAMENTE
SALVO
Il
Governatore del Texas Rick Perry il 30 agosto, prendendo
un’iniziativa più unica che rara, ha commutato
la sentenza di morte di Kenneth Eugene Foster Jr. in
pena detentiva. La splendida notizia ha raggiunto Kenneth
a meno di sei ore dal momento fissato per l’iniezione
letale. Immensa e incontenibile è stata la gioia
del condannato e di tutti quelli che gli vogliono bene
e che si sono impegnati intensamente per salvarlo. Kenneth
Foster, quarto condannato a morte del Texas a stringere
un rapporto speciale con il Comitato Paul Rougeau, è
stato il primo a scampare dall’iniezione letale.
L’annuncio della grazia a meno di sei
ore dalla fine annunciata
Come
scriveva nella lettera che abbiamo pubblicato nel numero
scorso, Kenneth, razionalmente, si rendeva conto di
avere pochissime probabilità di sopravvivere
oltre il 30 agosto. Nonostante ciò sperava in
cuor suo di ottenere uno stay (ordine di sospensione)
dalla Corte Criminale d’Appello del Texas e di
ottenerlo con largo anticipo sulla data di esecuzione
fissata per il 30 agosto. Tale corte si è mantenuta
invece a lungo silente, respingendo infine l’ultimo
ricorso del condannato il 7 agosto.
Dopo di ciò non rimaneva che sperare nella commutazione
della sentenza da parte del governatore Rick Perry.
Tuttavia questi, fino ad allora, aveva commutato solo
alcune condanne a morte per prevenire sentenze favorevoli
nei riguardi di determinate categorie di condannati
(i minorenni all’epoca del reato e i ritardati
mentali non possono essere più giustiziati negli
USA) ma non aveva mai concesso la clemenza esecutiva
in un caso per così dire ordinario come quello
di Kenneth Foster. Perry aveva lasciato uccidere senza
intervenire oltre 160 detenuti (battendo il record di
152 esecuzioni avvenute sotto il governatorato di George
W. Bush).
Kenneth racconta nel suo diario che la mattina del 30
agosto (giorno dell’esecuzione) è rimasto
quattr’ore in parlatorio per ricevere le ultime
visite degli amici più cari e dei parenti.
Alla fine, usciti i nonni, con Kenneth rimane solo la
moglie Tasha per un’ultima intensa ora di conversazione,
mani contro mani attraverso il vetro, occhi negli occhi.
Nonostante tutto, la conversazione tra i coniugi è
ottimistica, orientata sul futuro. Verso al fine del
tempo concesso, alle 12 circa, il padre di Kenneth irrompe
nella sala visite gridando, col pugno alzato: annuncia
a Kenneth che la Commissione per le Grazie ha votato
6 contro 1 in suo favore. Di fronte agli urli di gioia
di Tasha, Kenneth non sa fare di meglio che rimanere
a bocca aperta; un sorriso gli va da un orecchio all’altro.
Anche se il padre lo invita alla prudenza, perché
ora tocca al Governatore accettare o rifiutare la proposta
di grazia della Commissione, Kenneth è ormai
sicuro di farcela. Ricondotto poco dopo nella cella
di osservazione, quasi subito vede entrare il Warden
(direttore) con il cellulare in mano, che annuncia:
“Commutano la tua sentenza”. Davanti alla
sorpresa di Kenneth per un annuncio siffatto, aggiunge
più chiaramente: “Sì la tua sentenza
è stata appena commutata. Ti porteremo fuori
da qui al più presto “. Kenneth non perde
tempo e cade in ginocchio per ringraziare Dio.
Alcuni minuti dopo, mentre viaggia in auto per tornare,
dalla casa della morte di Huntsville, nella Polunsky
Unit, tutto il mondo gli appare ‘nuovo di zecca’.
Le guardie gli avevano detto che gli era stata data
una nuova possibilità di vita e lui lo sperimenta
intensamente. “Il cielo era più brillante
e il mio cuore più leggero.” Sono queste
le parole con cui Kenneth conclude la narrazione.
Kenneth ha subito mandato un messaggio di ringraziamento
collettivo a coloro che lo hanno sostenuto – prima
di tutti i suoi nonni paterni, che gli sono stati vicini
‘fin dal giorno numero uno’, sua figlia
Nydesha e la giovane sposa Tasha - nominando decine
di individui e di gruppi e assegnando a ciascuno quelli
che, a suo avviso, sono i relativi meriti. Ha infine
riconosciuto le qualità del suo valoroso avvocato
Keith Hampton, pur ribadendo che con lui vi sono stati
aspri conflitti in moltissime occasioni.
Ecco come comincia la lunga lettera di Kenneth: “Voglio
sedermi per scrivere con calma, rivolgendomi ad alcune
persone direttamente. Ritengo infatti importante ringraziare
coloro che hanno reso possibile questa vittoria. Se
non fosse stato per l’impegno di determinate persone
so per certo che ora non sarei vivo. Ma prima di tutto
do atto all’Altissimo e lo ringrazio di avermi
donato la forza di andare avanti per tutti questi anni,
cosa che non avrei potuto fare con le mie sole risorse.
Ho visto troppi uomini disperarsi ed arrendersi, condannarsi,
mutilarsi, cercare di uccidersi e talvolta riuscirci.
Quando dico che viviamo in un inferno la descrizione
è realistica. Non è che io abbia cominciato
a pregare solo nel momento in cui mi è stata
fissata la data di esecuzione. Mi sforzo di raggiungere
un traguardo di spiritualità da TANTO tempo.
La preghiera richiede costanza e alla fine ha il suo
effetto.”
Dopo aver ringraziato tante persone, Kenneth ringrazia
anche Hampton per gli innumerevoli appelli che ha presentato
in suo favore nel corso degli anni; lo avvisa però
di non aver concluso la propria battaglia, e così
finisce la sua lettera: “Ho già detto che
lotterò fino all’ultimo respiro per guadagnare
la libertà. Credo fermamente che il mio destino
non sia di finire i miei anni in prigione, anche se
so che stare qui dentro per un po’ mi è
richiesto. Il mio posto è fuori di qui per lottare
insieme a tutti voi per la nostra Causa. Per ora lo
farò da qui. Ma, credetemi, i miei motori non
sono stati spenti e mi spingono verso la libertà
(dovreste vedere il sorriso sul mio volto ora). Spedisco
questo messaggio senza aggiungervi altro se non amore
proveniente dalla mie labbra, ma mi farò sentirete
di nuovo presto. Devo adattarmi ad un nuovo ambiente,
ma non voglio addormentarmi nemmeno per un minuto. Ho
molte cose da fare e da conseguire. E lo farò!
Pace, Amore e Rispetto a tutti voi. Qualcuno ha mandato
a mio nome al governatore Rick Perry un omaggio costituito
da una t-shirt del gruppo DRIVE quale segno della mia
profonda gratitudine.
Il sempre vostro soldato sul campo di battaglia Kenneth.”
Il fatto che la condanna a morte sia stata cancellata
dal potere esecutivo, rende definitiva l’uscita
di Kenneth dal braccio della morte. La decisione del
Governatore è infatti inappellabile da parta
dell’accusa. La volta precedente, quando a marzo
del 2005 annunciammo che il giudice federale Royal Furgeson
aveva annullato la sentenza di morte di Kenneth (v.
n. 127), avvertimmo i lettori che non era “ancora
arrivato il momento di festeggiare e abbassare al guardia”
perché l’accusa si era appellata ad una
corte superiore (*).
Siccome all’epoca in cui Kenneth fu condannato
a morte la massima pena detentiva consisteva nell’ergastolo
con possibilità di liberazione sulla parola dopo
40 anni di detenzione, in teoria egli potrebbe conseguire
un provvedimento di uscita dal carcere nel 2036. La
speranza di Kenneth di uscire presto di prigione coincide
con quella di ribaltare completamente il suo caso, in
un caso non capitale. Tale eventualità ci sembra
francamente impensabile (ma dato che un miracolo si
e già compiuto …).
A prescindere da quello che avverrà nel futuro,
ora per noi è il momento di gioire con Kenneth,
senza riserve, per la riconquista del dono della vita.
E’ troppo bello per sembrare vero. Eppure è
vero: Kenneth Foster, quarto condannato a morte del
Texas a stringere un rapporto speciale con il Comitato
Paul Rougeau, è scampato definitivamente all’iniezione
letale.
Kenneth è stato il primo a salvarsi e in questo
momento non possiamo fare a meno di pensare agli altri
tre condannati adottati dal nostro Comitato che, purtroppo,
non ce l’hanno fatta.
Ricordiamo che il nostro Comitato si formò nell’ottobre
del 1992 per aiutare Paul Rougeau, rinchiuso nel braccio
della morte del Texas, che nel mese di giugno era riuscito
a far pubblicare sulla prima pagina del Manifesto una
sua richiesta d’aiuto (**).
Da quel momento in poi il Comitato assunse un avvocato
di fiducia e finanziò per intero la difesa legale
dell’amico Paul spendendo circa 30 mila dollari.
Si mobilitò infine strenuamente per salvarlo,
a partire dal 17 febbraio 1994, quando fu fissata per
lui la data di esecuzione.
Nel giro di due mesi il Comitato intensificò
la raccolta fondi, sollecitò passi presso la
Corte Suprema Usa e la Commissione delle Grazie del
Texas, inviò due persone a controllare la situazione
sul posto, commissionò ulteriori investigazioni,
pubblicò un libro con le lettere di Paul, informò
l’opinione pubblica nel modo più largo
possibile, coinvolse altissime autorità.
Migliaia di messaggi sommersero la Governatrice del
Texas Ann Richards e la Commissione per le Grazie. Negli
ultimi giorni di aprile una petizione corredata da almeno
50 mila firme venne inoltrata alle autorità texane,
provocando il costante intasamento dei fax riceventi
e un serio dilemma nella governatrice (che poi confessò
di essere stata sul punto di intervenire).
Nonostante tutti gli sforzi, l’uccisione di Paul
ad opera dello stato del Texas avvenne puntualmente
nei primi minuti del 3 maggio successivo, come programmato.
Addolorati e delusi ma molto determinati, per esplicita
richiesta dello stesso Paul abbiamo continuato ad operare
in favore di altri condannati a morte del Texas e a
batterci contro la pena di morte. Dopo l’esecuzione
di Paul, i nostri sforzi si concentrarono nell’aiuto
a Joe Cannon, minorenne al momento del reato, con una
allucinate storia di abusi alle spalle. Cannon ricevette
per la sua difesa legale almeno 40 mila dollari. Purtroppo
anche il dolce amico Joe fu ucciso. Era il 22 aprile
del 1998.
Fu poi adottato dal Comitato Paul Rougeau un altro minorenne
all’epoca dell’arresto: Gary Graham. Gary
si protestava innocente e fu condannato a morte senza
uno straccio di prova a carico degna di questo nome.
Graham fu ucciso il 22 giugno del 2000 nonostante la
grande mobilitazione internazionale in suo favore, cui
partecipò anche il nostro Comitato che si caricò
ancora una volta di spese legali per decine di migliaia
di dollari. Fu l’ultima volta che la nostra organizzazione
si sforzò di partecipare in modo significativo
al finanziamento della difesa legale di un condannato
a morte, perché, mentre diminuivano le nostre
disponibilità economiche, ci siamo resi conto
che la resa di tali titanici sforzi è, se non
nulla, molto scarsa.
Nel 2002 – nel vuoto lasciato da Gary Graham -
un rapporto speciale si è infine creato tra il
Comitato Paul Rougeau e Kenneth Foster, diventato il
nostro ‘inviato’ nel braccio della morte
del Texas. Una corrispondenza regolare con Kenneth si
è svolta tramite la nostra presidente Grazia
Guaschino, la quale ha ricevuto e tradotto gli interessanti
articoli scritti da Kenneth per il Foglio di Collegamento.
Pur senza inviare fondi per la sua difesa legale, affidata
al noto e valoroso avvocato texano Keith Hampton, non
abbiamo mai cessato di dare piccoli aiuti finanziari
a Kenneth per le necessità personali e per iniziative
abolizioniste da lui promosse. Un momento di particolare
impegno in favore di Kenneth Foster (e del suo compagno
di sventura Tony Ford) è stato l’organizzazione
di una mostra di poesie (di Kenneth) e di opere pittoriche
(di Tony) presso il Sermig di Torino nel dicembre del
2003. La mostra – brillantemente curata sotto
l’aspetto grafico da Secondo Mosso - fu visitata
da oltre 500 persone e contribuì significativamente
a far conoscere al pubblico i casi dei due condannati.
Mobilitazione in extremis
Dal
mese di maggio, dopo la fissazione dell’esecuzione
di Kenneth per il 30 agosto, la nostra associazione
in quanto tale e molti soci e simpatizzanti del Comitato
Paul Rougeau a titolo personale, hanno partecipato all’eccezionale
mobilitazione dei numerosissimi amici che Kenneth si
è fatto in questi anni negli Stati Uniti e in
Europa.
Da questo Foglio di Collegamento, abbiamo subito lanciato
una raccolta fondi straordinaria in suo favore. L’iniziativa
ha avuto un buon successo soprattutto grazie all’aiuto
di Secondo Mosso che ha fatto stampare a sue spese e
messo a disposizione per la vendita un volumetto con
le poesie di Kenneth.
Una lettera del Comitato, sottoscritta, in nome dei
soci, dai membri del Consiglio Direttivo, attestante
le grandi doti umane di Kenneth Foster, pienamente ravvedutosi
e ormai in grado di dare un contributo positivo alla
società, è stata inviata all’avvocato
Hampton in tempo perché potesse essere allegata
alla domanda ufficiale di clemenza indirizzata alla
Commissione per la Grazie del Texas.
Intensissima da parte di diversi soci è stata
la pressione sull’opinione pubblica, tramite contatti
personali e il coinvolgimento dei media, affinché
il pubblico partecipasse alle numerose petizioni inviate
alle autorità del Texas per chiedere la clemenza
esecutiva per Kenneth. Questa pressione ha prodotto
in Italia numerosi articoli di stampa, alcuni usciti
su giornali importanti.
Dal 27 luglio è stato trasmesso tutti i giorni
dalla rete nazionale La7 (e da MTV) un efficace spot
televisivo sul caso di Kenneth che invitava gli ascoltatori
a sottoscrivere una pregnante petizione in suo favore,
concordata con il suo avvocato, riportata nel sito web
de La7. I messaggi arrivati nel relativo blog dimostrano
il grande impatto che ha avuto questa iniziativa. Il
merito va ascritto alla troupe che ha conosciuto Kenneth
nel corso della realizzazione del programma “Il
Miglio Verde” (che ora va in onda in quattro puntate
la domenica alle 23:30’ circa), all’autrice
Chiara Salvo e indirettamente ad alcuni nostri amici
che hanno partecipato al programma (Stefania Silva,
Elena Gaita, Marco Cinque…)
Un lavoro particolarmente intenso per perorare la grazia
per Kenneth è stato svolto da Stefania Silva,
sia a titolo personale che in qualità di membro
del Consiglio direttivo del Comitato. Stefania è
andata avanti con estrema determinazione agendo da sola
o collaborando di volta in volta con le persone resesi
disponibili: Elena, Carlo Hintermann, Laura Silva ed
altri.
Stefania ha rilasciato interviste a Radio Popolare e
a Radio 24, ha largamente informato sul caso di Kenneth
i media e un numero impressionante di membri sia del
Parlamento italiano che di quello Europeo. Stefania
è riuscita anche a ottenere che un giornalista
ponesse una domanda sul caso di Kenneth Foster al giudice
della Corte Suprema degli Stati Uniti Samuel Alito,
invitato in Italia da Comunione e Liberazione durante
il Meeting di Rimini. Stefania, Elena e Carlo erano
a Castel Gandolfo all’Angelus del Papa del 26
agosto con uno striscione che deve essere stato necessariamente
notato dall’entourage del pontefice.

Promuovendo una petizione in extremis al Sindaco di
Roma, Stefania è riuscita ad ottenere che il
Colosseo si illuminasse il 30 agosto anche in favore
di Kenneth; ciò è stato anticipato in
un comunicato di Walter Veltroni, arrivato in Texas
proprio mentre la Commissione per le Grazie discuteva
il caso di Kenneth.
Anche Maria Teresa Osta, una giovane amica di Kenneth
che risiede a Vercelli, si è battuta energicamente
per salvare il condannato, agendo sui media e perorando
un intervento del Papa presso il governatore del Texas;
le pressioni sulla Santa Sede sono state rinforzate
da Margherita De Rossi.
Da molti indizi, possiamo ricavare la quasi la certezza
che Benedetto XVI abbia chiesto a Rick Perry, per via
diplomatica e riservata, di concedere la clemenza esecutiva
a Kenneth Foster. Per certo lo ha fatto l’arcivescovo
della diocesi di Galveston-Houston Daniel N. Di Nardo,
come lo hanno fatto l’ex presidente USA Jimmy
Carter e l’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu.
L’Unione Europea ha fatto un energico appello
contro la pena di morte in Texas il 21 agosto chiedendo
una moratoria delle esecuzioni.
Si sono spesi in favore di Kenneth anche decine di parlamentari
del Texas e del resto degli Stati Uniti.
Secondo l’Austin Chronicle, l’ufficio del
Governatore ha ricevuto circa 11 mila messaggi a favore
di Kenneth e solo 11 che chiedevano la sua esecuzione.
Sondaggi informali di opinione in Texas hanno rilavato
che il pubblico era largamente a favore di Kenneth.
I numerosi articoli ed editoriali di giornali locali
e nazionali che annunciavano l’imminente esecuzione
del 30 agosto, erano quasi tutti a favore di Kenneth,
al limite neutri ma non schierati contro di lui.
Insomma la mobilitazione per Kenneth Foster ha avuto
eccezionali effetti positivi in America e li ha avuti
perché, diversamente da quanto è accaduto
in altri casi famosi - ad esempio di condannati probabilmente
innocenti, sulla cui innocenza però il pubblico
americano nutriva una persistente diffidenza - il caso
Foster era chiaro, visto nello stesso modo dall’accusa
e dalla difesa. Nessuno negava una responsabilità
di Foster, ma la sua condanna a morte appariva spropositata
perché lui non aveva ucciso nessuno, aveva solo
guidato l’auto con cui il suo compagno Mauriceo
Brown era scappato dopo aver commesso un insensato omicidio.
I rilevanti effetti della grande mobilitazione a livello
statale, nazionale e internazionale, che si sono avuti
in Texas e la ridotta colpevolezza di Kenneth Foster,
combinandosi, hanno creato ad abundantiam per il governatore
Rick Perry l’opportunità politica di concedere
la clemenza esecutiva.
Il Governatore, nel comunicato con cui ha reso nota
la sua decisione di commutare la sentenza di Kenneth,
non ha voluto però riconoscere pienamente ed
esclusivamente gli argomenti contenuti nelle petizioni
a lui indirizzate, motivando la grazia anche con l’ingiustizia
che puo’ conseguire da processi capitali come
quello di Kenneth, nei quali vengano processate insieme
più persone che ebbero diversi ruoli e diversa
responsabilità criminale. “Dopo aver accuratamente
considerato i fatti in questo caso, insieme alla raccomandazione
del Board of Pardons and Paroles [Commissione per le
Grazie], credo che la giusta e corretta decisione da
prendere è di commutare la sentenza di morte
di Foster in ergastolo.” Ha dichiarato Perry,
che ha aggiunto: “Mi preoccupa che la legge del
Texas permetta che più imputati di omicidio capitale
siano processati simultaneamente, questo è un
problema di cui dovrebbe occuparsi il Parlamento”.
Riflessi sulle strategie abolizioniste
Kenneth Foster si è dunque salvato. Sembra pertanto
che abbiano funzionato gli strumenti tradizionali di
pressione degli abolizionisti messi in atto anche in
questa occasione. Ci riferiamo essenzialmente alle richieste
di grazia rivolte da semplici cittadini, da personalità
e da istituzioni internazionali alle autorità
del Texas.
Tuttavia lo stesso successo non si è verificato
in innumerevoli altri casi conclusisi con l’esecuzione
dei condannati. L’eccezione della grazia a Kenneth
Foster non deve farci dunque deviare dalla ricerca di
nuove e più incisive strategie abolizioniste.
Osserva Claudio Giusti, esperto di pena di morte negli
USA, che gli sforzi degli abolizionisti italiani nel
caso di Kenneth anziché concentrarsi nelle petizioni
al Governatore del Texas avrebbero potuto più
efficacemente esercitarsi sui giornali texani, sui parlamentari
del Texas e federali, nonché su interlocutori
all’interno delle strutture di governo texane.
Noi aggiungiamo che le pressioni degli abolizionisti
europei potrebbero e dovrebbero essere fatte anche sull’opinione
pubblica del Texas, con iniziative del tipo della Campagna
Rimbalzo (v. n. 135).
La pena di morte negli Stati Uniti scricchiola e noi
dobbiamo prima di tutto convincere gli Americani ad
attaccarla per farla crollare.
_______________
(*) In effetti, la sentenza di morte per Kenneth Foster
fu ripristinata dalla Corte federale d’Appello
del Quinto Circuito, che accolse il ricorso dell’accusa,
il 2 febbraio 2006.
(**) La lettera di Paul Rougeau, arrivata alla Sezione
Italiana di Amnesty International, era stata girata
alla stampa; il Manifesto l’aveva pubblicata il
12 giugno in prima pagina su 4 colonne.
DAL DIARIO DI KENNETH FOSTER
Nel
preparare il precedente articolo abbiamo attinto dal
diario di Kenneth per dare ai lettori un resoconto immediato
ed autentico del momento straordinario in cui egli ha
ricevuto la notizia della commutazione della condanna
a morte. Riteniamo sia di grande interesse leggere anche
le parti del diario che riguardano due momenti speculari
ma di segno opposto: la vigilia dell’esecuzione
e il ‘dopo’ la commutazione.
29
agosto, vigilia dell’esecuzione
Come
ladri nella notte mi ghermirono. Era la vigilia del
giorno in cui dovevo essere assassinato per mano dello
Stato (*). Alle 20 e 20’ stavo ascoltando i messaggi
che mi arrivavano a frotte dalla radio 96.1 KDOL. Inaspettatamente,
bussarono alla porta della mia cella. C’era un
ufficiale del braccio della morte e due guardie (Simmons
e Hirch). “Spogliati!” fu l’ordine
impartitomi dall’ufficiale. “Perché?”,
risposi. “Perché ti diciamo di farlo”
fu tutto ciò che ottenni come risposta. Non avendo
idea di quale fosse la situazione, obbedii. Sebbene
provocato, non volevo reagire prima di sapere come stavano
le cose. Mi spogliai e uscii dalla cella. Sentivo nelle
ossa che qualcosa non andava. E uscendo dal corridoio
i miei presentimenti si rivelarono esatti, perché
lì ad aspettarmi c’era una squadra di estrazione
composta da 5 uomini, tutti i supervisori (numerosi
sergenti) e alcuni uomini in borghese (prima pensai
che fossero sceriffi, ma poi scoprii che si trattava
del direttore regionale del TDC (Texas Department of
Correction) e del direttore del carcere The Walls [di
Huntsville, dove avvengono le esecuzioni]. Appena vidi
questo circo allestito per me mi lasciai cadere al suolo
e annunciai che non sarei andato da nessuna parte fino
a quando non mi avessero spiegato dove mi portavano
e perché. Con la sua tipica rabbia tirannica,
la guardia Hirch disse: “Te lo diremo quando saremo
nell’atrio”. Gli risposi che se voleva che
cooperassi con lui doveva darmi qualche indicazione
di cosa stesse capitando e lui mi disse che mi stavano
portando al carcere The Walls. […]
Rimasi incatenato per tutto il tempo, messo su una barella,
portato verso un furgone scuro e caricato dal retro.
Vidi altri detenuti del braccio della morte guardarmi
dai vetri delle celle. […]
Fui accompagnato da una squadra di massima sicurezza
(SWAT) composta da 4 uomini. C’erano altre macchine
che ci accompagnavano, e in ognuna c’erano guardie
armate fino ai denti con rivoltelle, pistole e fucili
d’assalto. Era un arsenale sufficiente per una
piccola guerra. Pur essendo nauseato da questa procedura,
non posso negare che mi rendevo conto che per le esecuzioni
abitualmente non si riteneva necessaria un simile sicurezza.
In nessun caso le persone dovrebbero dimostrarsi amichevoli
e cooperative, mentre vengono scortate al luogo in cui
verranno assassinate. Fu un viaggio di circa 45 minuti
verso Huntsville. Osservai in silenzio i cartelli stradali
mentre viaggiavamo. Arrivammo a The Walls, una struttura
che sembra più un college che una prigione. Fui
condotto nel cuore del carcere passando attraverso un
labirinto di stradine ed edifici. Potevo solo pensare
che mi stavano portando alla Casa della morte, il luogo
in cui erano stati portati tanti uomini che conoscevo.
Quando il furgone si fermò e aprirono la porta
per farmi scendere, mi rifiutai di camminare e così
mi trascinarono allegramente nella casa della morte.
Mi fecero cadere a terra, i miei polsi mi facevano un
male terribile. Mi dissero di alzarmi, ma non lo feci.
Mi afferrai solo i polsi che erano escoriati e dolenti.
Mi guardai attorno e vidi che ero circondato da 10 guardie.
Ero determinato ad opporre resistenza ma notai che non
stavano riprendendo la scena con la telecamera (come
dovrebbero in questi casi). Capii che non valeva la
pena di dar loro soddisfazione e così permisi
loro di prendermi le impronte digitali e poi di chiudermi
nella cella di osservazione in attesa della morte. Dopo
essermi ricomposto esaminai la stanza. Era uno dei luoghi
più tetri e gelidi che abbia mai visto. Era una
stanza stretta accanto ad altre 4 celle. Io ero nella
prima, la più vicina al locale nel quale sarei
stato ucciso. Davanti alla mia cella c’era un
lungo tavolo con recipienti di bibite e alcune Bibbie.
Ecco – era come una sala funeraria. Non potei
evitare di guardare ancora verso la stanza della morte.
Aveva una grossa porta d’acciaio con una finestra
quadrata in alto, chiusa da un vetro a specchio attraverso
il quale non si poteva vedere. La fissai. Non potevo
evitare di pensare al mio caro amico John Amador che
era stato giustiziato solo poche ore prima. Sentii la
sua presenza vicino a me. Pensai alle sue ultime parole
così profonde. Mi trovavo nella catacomba del
Texas e nonostante fossi lì non sentivo la morte
che mi chiamava. […]
Mi addormentai verso le 3 e mezza. Ma non potei dormire
a lungo. Alle 6 e mezza mi svegliai e provai una sensazione
di amore. Fu una sensazione così sbalorditiva,
perché, sebbene mi trovassi a poche ore dalla
mia programmata uccisione, non provavo alcuna paura.
Avvertii solo amore che pervadeva il mio corpo e mi
alzai determinato come lo ero stato fino ad allora.
30
agosto, dopo la commutazione
Dopo
10 anni durante i quali ho lottato contro la pena di
morte, posso finalmente sedermi e respirare un po’.
Posso finalmente sospirare con sollievo. L’avevo
dichiarato dall’inizio, che fino a che la battaglia
era in atto non potevo permettermi di fermarmi e respirare.
E sebbene la guerra non sia finita, una grande battaglia
è stata vinta e posso respirare lasciando persino
che alcune lacrime di gioia mi scendano dagli occhi.
Esse assicurano che continuerò ad avere la carica
necessaria a fare cose grandi e positive. Devo vivere
per molte persone che non hanno avuto la possibilità
di continuare le grandi imprese che avevano iniziato
nel braccio della morte. […]
Tante persone sono state al mio fianco, mi hanno sostenuto
e hanno creduto in me e io devo loro qualcosa. Devo
loro il 100% di sforzo e di dedizione alla lotta che
abbiamo intrapreso. Non posso evitare di pensare a coloro
che mi sono lasciato alle spalle – a quelli che
adesso stanno per essere giustiziati. Il mio è
stato un viaggio molto traumatizzante e ha lasciato
molto dolore e cicatrici. Spero che la mia lotta abbia
dato speranza agli altri dimostrando che si può
ottenere l’impossibile. E se è successo
una volta può succedere ancora – deve succedere!
[…]
Oggi è un giorno nuovo. Stiamo afferrando il
Texas per le corna e non molleremo la presa. […]
HO APPENA LASCIATO IL BRACCIO DELLA MORTE!
Ecco
il mio nuovo indirizzo:
Kenneth Foster Jr. #1451768
McConnell Unit
3001 South Emily Drive
Beeville, TX 78102 USA
__________________
(*) Kenneth, per asserite ragioni di sicurezza, è
stato trasferito, dalla Polunsky Unit dove era detenuto,
nella Casa della morte situata nel carcere The Walls
di Huntsville la sera precedente il giorno dell’esecuzione,
anziché con circa cinque ore di anticipo come
avviene per gli altri condannati.
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