Visita la pagina degli articoli scritti da Kenneth
sul Foglio di collegamento del Comitato Paul Rougeau

Cari Amici,
Oggi devo farvi partecipi di alcune notizie urgenti.
 


Per qualcuno di voi ciò potrà essere scioccante ma non e’ l’intera questione della pena di morte ad esserlo? Non ho inviato molti aggiornamenti sul mio caso ultimamente dal momento che azioni sia legali che politiche sono state formulate e sono tuttora in corso, ma vorrei cominciare a spedire messaggi più frequentemente. Oggi comunque il messaggio ha a che fare con la mia persona.

Tutti coloro che mi conoscono personalmente o perfino quelli che mi conoscono soltanto attraverso altri o il mio sito web, sono sicuro si rendano conto che io ho fatto del mio meglio per restare concentrato sulla mia battaglia legale e produrre con tutto il mio essere sforzi costruttivi. In molti, qui, si sono arresi alla disperazione, rabbia ed altri emozioni ed hanno cominciato a fare la guerra ai loro carcerieri per manifestare la loro frustrazione, il rifiuto di sottomettersi alla loro tattica e, per qualcuno, la loro ‘umanità’. Attraverso la mia crescita personale mi rendo conto che ‘l’umanità’ è la mia essenza interiore ed anche il mantenere in vita le mie priorità Ho fatto del mio meglio per abbozzare di fronte alle molte violazioni che mi circondano all’unità Polunsky perché la mia permanenza qui è solo temporanea – senza badare se il mio futuro mi riservi una vittoria o una sconfitta. La mia battaglia è con il sistema giudiziale, per provare la mia innocenza, e io rifiuto di farmi scoraggiare. Sfortunatamente faccio ancora parte di questo ambiente e così sono soggetto ai suoi pro e contro. Dunque, il 12 agosto 2004 ho assunto una presa di posizione in segno di sfida verso le continue violazioni dei nostri diritti e del trattamento umano costringendo una squadra anti-sommossa a tirarmi fuori dalla cella mentre protestavo e a venire trasferito in stato di isolamento per una oltraggiosa e frivola nota disciplinare.
In 7 anni non ho avuto più di 6 note disciplinari per varie questioni e sono stato in isolamento una volta sola per una ridicola infrazione dovuta al fatto di non aver riordinato la cella. Comunque, quel giorno con lo stress montante del braccio della morte che mi circonda, ho preso questa posizione per mostrare il mio rifiuto di essere una vittima silenziosa degli attacchi preventivi di questa amministrazione.

Una squadra anti-sommossa o squadra di estrazione e’ una squadra di 5 agenti, di solito i più’ robusti dell’intero staff ed equipaggiati di tutto punto (elmetto, maschera anti-gas, giubbotto anti proiettile e protezione per i gomiti, ginocchi e stinchi) e il loro lavoro è quello di estrarre i detenuti dalla cella con ogni mezzo fino ad usare la forza se necessario. Questa procedura è supervisionata dagli agenti più anziani di grado ed anche registrata da una telecamera.

Sapevo a cosa andavo incontro poiché ho familiarità con ogni aspetto del protocollo carcerario. Essendo consapevole di ciò, sapevo anche che correvo il rischio di restare ferito (poiché le celle misurano 7 x 10 con cuccetta e sporgenze di acciaio che si prestano a ferite gravi) e persino di morire. Questi tre tipi di incidenti [essere estratto con la forza, rimanere feriti o morire, n.d.r.] sono già tutti accaduti nel corso degli anni. La domanda che mi dovevo fare era: “fino a quando devo sopportare?” e “quante volte devo consentire a me stesso di essere calpestato?” Il fatto ebbe inizio una mattina presto mentre una agente donna di nome Crabtree, mi pare , dava in escandescenze con insulti e minacce lungo il corridoio. Il sistema penale è così oppressivo che inducono perfino le donne ad essere aggressive. E con un sistema che trascura i nostri diritti e spalleggia gli agenti in ogni occasione, esse lo sono realmente.

Ci sono troppe regole in questo posto. Cambiano mensilmente, settimanalmente e talvolta, giornalmente. Vi farei solo girare inutilmente in tondo se le nominassi tutte. La mia pagina web alla sezione “ L’inferno d’acciaio: dentro il braccio della morte (su www.kennethfoster.de) descriverà molti aspetti di tutto ciò che dobbiamo affrontare qui dentro.
Quel giorno mi stavo sottoponendo alla procedura per essere ammanettato dall’ agente Crabtree e dall’agente Rogers, per andare alla ricreazione. La regola stabilisce che a nessuno è consentito prendere cose dalla sala di ricreazione ad esempio, un libro, un succo di frutto o persino una fetta di dolce. La donna apparentemente pensò che io avessi preso qualcosa e così provò ad annullare la mia ricreazione. Una cosa che non tollererò mai, è che mi tolgano la mia ricreazione per nessun valido motivo. Se farò qualcosa di sbagliato l’accetterò ma io non avevo fatto nulla. Ci viene consentito di stare per un’ora al giorno soltanto in un’area delimitata da una gabbia e per sette anni ho beneficiato della mia ora e continuerò a farlo.
Veniamo ammanettati dietro la schiena mentre facciamo uscire le mani dalla feritoia utilizzata usato per far passare il cibo e così; mentre lei mi stava ammanettando, mi rifiutai di togliere il braccio dalla feritoia. Questa e’ già una trasgressione. Viene definita come una “provocazione di disordine”, di conseguenza un rischio per la sicurezza. Comunque, i detenuti spesso usano questa tattica per far sì che un agente si fermi un attimo per parlare loro poiché, normalmente, molti agenti non si fermano neanche quando vengono chiamati per risolvere i nostri problemi. Gli agenti di un corridoio hanno potere decisionale per il reparto. Se non riescono a risolvere una questione, un agente più’ alto in grado (sergente o tenente) viene convocato per trattare il caso ma, 9 volte su 10, il superiore fa orecchie da mercante indipendentemente se noi abbiamo ragione oppure no. Raramente un detenuto viene aiutato. Siamo fatti per essere sottomessi all’autorità senza alcuna pietà.

Mentre mantenevo aperta la feritoia, dissi all’agente che non le avrei permesso di violare il mio diritto alla ricreazione in quanto non avevo fatto niente. Così lei chiamò un sergente e cominciò a discutere il caso con il nuovo arrivato. Non si sa in seguito a quale deduzione, decisero di risolvere il problema e condurmi alla ricreazione. Assicurai loro che non avevo niente in mio possesso e permisi all’uomo, su mio suggerimento, di perquisirmi. Naturalmente non venne trovato niente. Il sergente alla fine mi fece notare informalmente che il problema era risolto. Erano circa le 9 del mattino. Il giorno passò e la Crabtree mantenne il suo atteggiamento negativo con i detenuti cosi’ l’atmosfera fu tesa per tutto il giorno. Verso le sei di sera il loro turno fini’ , anzi mancavano esattamente dieci minuti alle sei quando il sergente (Ludwig) si avvicinò alla mia cella e chiese se avevo una dichiarazione in merito al caso disciplinare relativo al rifiuto di “lasciare libera la feritoia”. Ludwig è un individuo veramente rozzo e non si preoccupa mai dei detenuti. Egli è ben conosciuto per questo. Così feci al sergente una domanda logica: ‘ Quando sei venuto per farmi liberare la feritoia?’ Mi rispose che non lo aveva fatto ma che io avevo comunque agito così, e che questo era tutto ciò che contava. Risposi che se l’agente aveva risolto la questione e non dava il via ad un procedimento contro di me, consentendomi di tenere le mani nella feritoia e in tal modo estendendo veramente la violazione , come poteva essere legittima la vertenza disciplinare? La logica era troppo ovvia e così si infuriò: ‘Hai una dichiarazione o no?’ Io dissi semplicemente ‘Non ho tenuto la feritoia’.

So che casi come questo possono essere trattati in molti modi che vanno dall’essere condannato a mangiare la pagnotta di cibo all’essere citato come uno che si rifiuta di obbedire ad un ordine diretto il che porta all’isolamento. Di solito si tiene un’udienza per decidere la colpevolezza e/o la punizione. Questo per me non sarebbe avvenuto. Verso le sei e trenta l’agente di un secondo turno mi disse di impacchettare le mie cose e prepararmi così ad essere trasferito in isolamento. Quella era l’ultima goccia poiché non ero stato neanche sottoposto a regolare procedimento giudiziario. Raccolsi rapidamente la mia roba e presi la decisione di protestare contro l’abuso di autorità. Da quel momento in poi fu tutto un prepararsi per la guerriglia. Vedete, il procedimento di tirare fuori un individuo dalla cella contiene un intervento aggressivo già prima dell’ingresso nella cella da parte della squadra. Si tratta dell’uso di un agente chimico, meglio conosciuto come gas al peperoncino, che viene spruzzato nella cella per mettere il detenuto in condizione di non nuocere. Gli effetti di questo gas sono:
a) irritazione degli occhi e della pelle
b) tosse e vomito
c) il gas attacca il tuo sistema respiratorio e impedisce all’aria di entrare nei polmoni e se usato in dosi massicce, può sopravvenire la morte.
Non avevo mai avuto a che fare con questo gas ma sapevo come prepararmi. Mi feci una maschera con della plastica in modo da poter vedere. Infilai nel naso del tessuto bagnato in modo da proteggere i miei polmoni. Feci una imboccatura di tessuti poiche’ gli agenti sono noti per calciare i detenuti in faccia con i loro stivali quando gli stessi sono distesi a terra ammanettati. Mi procurai perciò un asciugamano bagnato da mettere in bocca per difendere i polmoni dal gas e un secondo asciugamano per il naso. Usai un lenzuolo come schermo per il gas e anche per agitarlo in aria per spingere fuori il gas dalla mia cella chiusa.

Quando mi intimarono di trasferirmi, rifiutai. Infatti nel protocollo la truppa interviene per provare a risolvere la questione. Approfittai di questo momento per verbalizzare la mia posizione. Dissi loro che desideravo che tutto ciò non avesse luogo e che se volevano prevenire faccende del genere dicessero piuttosto ai loro colleghi del primo turno di essere leali. Raccontai loro dettagliatamente la mia situazione. Gli dissi che ero stanco di subire gli abusi dei loro agenti e questa era la mia presa di posizione per manifestare la mia volontà di essere trattato con giustizia. Ormai non c’era nient’altro da dire. La squadra era stata già stata inviata e questi 5 uomini stavano in piedi, allineati, di fronte alla mia cella. Il primo agente, un nero di nome Alexander, pressappoco alto 1,82, che poteva pesare un quintale, se ne stava ritto reggendo uno scudo. Il sergente di turno cominciò a recitare la formula di routine, che viene ripresa dalle telecamere, ordinandomi di venire fuori dalla cella, sottopormi ad una perquisizione o affrontare un agente chimico. Tutta questa farsa ovviamente si doveva fare solo perché prevista dal protocollo in quanto loro sapevano che la mia decisione era definitiva. Così il primo getto di gas venne spruzzato nella mia cella. Sentii immediatamente i suoi effetti e il gas violentò il mio corpo. Sapevo ciò che mi aspettava ma non c’è preparazione sufficiente per affrontare questo tipo di dolore. Il gas mi scombussolò. Non potevo più respirare, la mia gola era in fiamme e il mio naso impazzì. Pensavo quasi che avrei vomitato. Cominciai ad agitare il lenzuolo e a respirare nell’asciugamano bagnato. Pensavo di morire. I pensieri cominciarono a correre nella mia mente riguardo alla possibilità di resistere ad un’altra spruzzata di gas. Gli agenti lasciarono trascorrere circa 8 minuti. Gli ordini vennero dati di nuovo e di fronte al rifiuto il sergente lasciò partire un’altra spruzzata di gas dentro la mia cella.

Questa volta ero pronto. Mi avvicinai di fonte alla mia porta e bloccai lo spray con il mio lenzuolo. Il sergente si muoveva da una parte all’altra ma io lo contrastavo ogni volta. I miei occhi, sebbene protetti mi davano una strana sensazione come se stessero sanguinando. Lasciarono trascorrere altri 8 minuti circa. Sapevo dal protocollo che loro non potevano spruzzare per più di tre volte, così dissi a me stesso di farmi forza. Sapevo che dopo la terza spruzzata avrebbero aperto la mia porta, caricandomi. Gli ordini furono di nuovo impartiti. Mi pregarono di venir fuori, che avevo esposto il mio punto di vista ma era troppo tardi ora. Di nuovo il gas fu spruzzato dal sergente. Io lo bloccai. Tre volte il gas fu spruzzato, così venni ‘spruzzato’ 7 volte, cioè oltre il limite legale. Fu l’ultima volta. Cominciai a puntare i piedi. Il capo squadra urlò ‘chiudere’. La squadra serrò le fila come una palla di cannone. Allora sentii un detenuto gridare ‘su le teste’ La porta si spalancò e caricai di fronte a me ma incontrai un agente enorme ed il suo scudo. Fui sopraffatto e gettato immediatamente a ridosso del muro interno. La squadra di 5 uomini si mosse in fretta verso di me ognuno afferrandomi. Mentre cadevo nella mia cuccetta il primo agente cominciò a usare la sua corazza proteggi-gomiti come un utensile per schiacciarmi la faccia e la testa nella cuccetta di acciaio. Egli poi mirò alla mia gola ed al mio collo il che mi disorientò perche’ non potevo respirare. Le mie gambe e le mie braccia vennero torte in modo violento per applicarvi ceppi e manette. La battaglia era finita. Giacevo sul pavimento rifiutando di camminare costringendoli così a trasportarmi. Ora eravamo fuori della cella e in vista della telecamera perciò cominciai la mia protesta verbale sulle vili e illegali condizioni che dovevamo sopportare. Volevo che fossero conosciute le ragioni della mia protesta. Non c’è bisogno di dire che ho messo la mia vita in pericolo. Molti pensano e dicono che ho fatto una cosa pazzesca ma che deve fare un uomo quando non viene ascoltato in nessun altro modo? Non c’è stata alcuna violenza da parte mia, infatti è come se mi fossi inflitta io stesso una dura punizione. Non potevo vincere e lo sapevo. Se avessi voluto essere violento avrei attaccato un agente all’improvviso durante le operazioni giornaliere che si svolgono nel braccio, ma non avevo desiderio di farlo. Non desidero essere come quei mostri che il sistema pensa che noi siamo. Ci sono numerose azioni violente che potevo aver commesso in circa 7 anni che sono qui ma non l’ho fatto. Questa era la mia scelta per dire: “IO NON ACCETTERO’ PASSIVAMENTE L’OPPRESSIONE”.

Pensai a qualcosa che Malcolm X disse quando discuteva sul come i Mussulmani di colore non si comportavano violentemente nei confronti del razzismo.

“Non saremo mai aggressori. Noi lotteremo per mantenere pacifiche relazioni con tutti.Ma insegniamo al nostro popolo che se qualcuno ti attacca, allora metti in gioco la tua vita! Non essere mai l’aggressore, non cercare mai guai! Ma se qualcuno ti perseguita, possa Dio benedirti”

Cerco di condividere questi sentimenti. Faccio del mio meglio per incoraggiare i giovani di colore ad essere positivi e fare la differenza. Alcuni lo fanno. Altri hanno passato quello che io ho raccontato oggi, per mesi, per anni per le loro ragioni personali. E’ la mentalità del braccio della morte, troppo complessa per spiegarla ora. Non so ciò che pensate delle mie azioni ma io apprezzerei i vostri pareri al riguardo.

Per quattro mesi sarò in isolamento. I vari livelli del sistema funzionano nel modo seguente:

1° livello – tutti i privilegi – acquisti allo spaccio del carcere una volta alla settimana, doccia giornaliera, ricreazione giornaliera, una visita settimanale e permesso di usare tutti i dispositivi elettrici (macchina da scrivere, radio e scalda vivande – sono consentiti.
2° livello – nessun dispositivo elettrico viene consentito. Non e’ consentito acquistare cibo allo spaccio, forniture per igiene e francobolli consentiti due volte al mese . Ricreazione permessa dal lunedì al giovedì. Visite solo due volte al mese. Doccia giornaliera.
3° livello – nessun dispositivo elettrico permesso. Acquisti come sopra. Una visita al mese.
Ricreazione il lunedì, mercoledì e venerdì. Doccia giornaliera.

Sarò nel livello 3 per un mese e nel livello 2 per tre mesi – tutto questo a meno che non ci siano altri problemi. L’ambiente della pena di morte e’ molto instabile in questo momento. Molti sono stufi e avendo fatto la stessa cosa (che ho fatto io) sono stati soggetti al più basso standard di vita – nessun contatto umano, un’ora fuori della cella, niente TV, più i continui cambi delle regole e gli abusi di autorità. Potrebbero seguire proteste su piu’ vasta scala. Così come sono solito dire ai miei fratelli, non sosterrò l’ignoranza ma tutte le giuste cause, sì. Mentre siedo qui, il corpo contuso e dolorante, con la sensazione di essere stato investito da un camion, penso a tutto il bene che posso fare a quelli chiusi qui in isolamento. Rivoluzione, protesta (comunque la si chiami) non devono essere portate avanti con il caos ma con azioni mirate al cambiamento. La nostra lotta non può essere soltanto fisica ma pure saggia contesa.

C’è cosi tanto della mia vita giornaliera, le condizioni, gli sforzi e i desideri che non cito in questo racconto. Vista la gravità di ciò che è successo, volevo che ne foste informati. Visto che ci sono abbastanza siti (in Internet) pieni di informazioni sul mio caso, penso non ci siano dubbi su dove sia il mio cuore. Attraverso questo gruppo mediale ci sono abbastanza persone che sanno che io manterrò aggiornati tutti circa il mio stato. Per chiudere, vi lascio con una poesia di Alice Walker che sembra riassumere il mio stato d’animo.

Pace a Voi tutti.

Kenneth.


Essere l’amato di nessuno

Essere l’amato di nessuno;
Essere un fuori casta.
Prendere le contraddizioni
Della propria vita e avvolgercisi
Come uno scialle
Per parare le pietre
Per stare al caldo

Guardare la gente soccombere
Alla follia
Con grande gioia:
Lascia che ti guardino di traverso
E tu fa lo stesso

Sii un fuori casta:
sii felice di camminare da solo
Oppure delimita
Gli affollati letti dei fiumi
Con altri pazzi impetuosi
Fai un gioioso raduno
Sulle rive
Dove in migliaia perirono
Per audaci, taglienti parole
Dissero:

Sii l’amato di nessuno
Sii un fuori casta
Adatto a vivere
Tra i tuoi morti


Cari Amici,
volevo impiegare un po’ di tempo per valutare diversi argomenti e commenti inerenti la recente situazione che mi ha riguardato. Prima di tutto desidero ringraziare tutti coloro che hanno inviato contributi di pensiero sia a me direttamente o attraverso amici miei.
Indipendentemente se siano giudizi critici costruttivi o semplici espressioni di simpatia, sono tutte cose che devono essere espresse in modo tale che tutti coloro coinvolti in questo movimento contro la pena di morte possono meglio afferrare il senso profondo del loro agire.
Ho spalancato la mia vita personale a voi tutti non perchè dovevo farlo, ma perché ho scelto di farlo e perché sento che devo giocare un ruolo in aggiunta al mutamento e alla consapevolezza che desidero incarnare.
Vogliate comprendere che questo non è un dibattito o una giustificazione per chissà che cosa.
Questi sono i pensieri e le opinioni di una persona che sta attualmente vivendo questo giorno per giorno.
Non importa quanto una persona legga circa questo posto o scriva a qualcuno qui; nessuno può essere sicuro al 100% di sapere se deve essere fatto questo o quello: solo quando ti trovi nella situazione specifica puoi sperimentarla fino in fondo.
E’ importante per voi capire che questo non era un inconsapevole punto di rottura.
Non ho avuto un’esplosione di rabbia né sono andato fuori di testa. Ho preso una decisione cosciente per fare quello che ho fatto e ad ogni passo ho fatto in modo di rendere prima edotta l’Amministrazione. Come ho detto, io ho razionalmente articolato come doveva essere la mia protesta.
Proprio come disse l’attivista Stokely Carmichael – “ Per ottenere la giusta risposta, uno deve fare la giusta domanda. Per ottenere soluzioni efficaci, si deve formulare il problema correttamente. Questo fu il mio primo passo, perché la proposta non era semplicemente “agire d’istinto”, ma mostrare come il loro sistema è andato così fuori controllo che essi stessi hanno creato questa situazione (come infatti e’ avvenuto).
E’ stato stabilito che questo “questo gesto non ha fatto bene a nessuno – non se ne è ricavato alcun beneficio e in più adesso sono al livello 3”.
Poi è stato detto che mi piace la ricreazione ed ora posso beneficiarne solo tre volte (in realtà sono 4) alla settimana. Non sono d’accordo con questo termine di paragone. Premesso che io veramente apprezzo il tempo dedicato alla ricreazione – sapete cosa realmente amo? Essere trattato come un essere umano, essere libero da provocazioni e abusi senza senso.
Ecco che cosa amo e niente è al di sopra di ciò per me.
Molti di voi conoscono la storia di Nelson Mandela. Egli trascorse 27 anni in celle più decrepite di questa. Egli perse i suoi privilegi per aver protestato sulle condizioni (di vita) e perfino una volta quando fu trovato un manoscritto che lui stesso stava scrivendo.
La sua posizione, che io condivido, era:
“La grave condizione in cui vive il popolo li costringe a resistere fino alla morte alle fetenti politiche dei criminali che comandano nel nostro paese. Il rovesciare l’oppressione è stato approvato dall’umanità ed è la alta aspirazione di ogni uomo libero”.
Sicuramente molti pensarono che la protesta di Mandela non approdasse a niente di buono, e mentre ci vollero circa 30 anni perché il Sud Africa si liberasse dall’Apartheid, anche Martin Luther King affermò che la gente dovesse fare ciò che è giusto perché è giusto, non perché è popolare.
Amici, il punto è che io ho preso una netta posizione contro l’ingiustizia perché era giusto per me e per gli altri che hanno assistito.
Siamo stati in questa unità per 4 anni ora ed abbiamo stilato relazioni legali, petizioni.
Abbiamo avuto la protesta della famiglia, degli amici e dei sostenitori davanti alla Unità.
Abbiamo fatto proteste all’interno con scioperi della fame, distesi per terra.
E’ vero che non molto è cambiato, ma il progresso non viene all’improvviso. Posso sopportare l’isolamento, perché mentre il sistema può prendere gli articoli materiali superficiali, non può prendersi però la mia integrità e dignità come essere umano.
Se la mia battaglia è per niente, allora la mia umanità è per niente.
Si è poi discusso sul mio registro disciplinare. Mi venne un po’ da ridere quando alcuni affermarono che a loro parere 7 o 8 casi disciplinari erano parecchi, ma mi rendo conto che non molti di voi conoscono gli infantili ed immaturi giochi degli agenti. I casi in cui sono stato coinvolto sono stati insignificanti ed eterogenei – lontano da ciò che potrebbe costituire una ‘continua minaccia’.
I casi in questione furono i seguenti:

· Il mio primo caso disciplinare fu nel 1977 – rifiuto di radersi
· Il secondo caso nel 1998, rifiuto di radersi.
· Il terzo caso sempre nel 1998, disobbedienza ad un ordine diretto (tutto nasceva da un battibecco tra me ed un’agente riguardo il posto in cui avrei dovuto essere. Ero nel programma di lavoro quella volta e la donna ritenne che fossi fuori posto ma non lo ero perché stavo aspettando di fare una doccia
· Il quarto caso avvenne nel 2001 e’ riguardo’ il rifiuto di rispondere alla domanda di un agente (tenemmo una piccola protesta rifiutandoci di dichiarare il nostro numero identificativo di matricola. Questa non e’ una regola, ma è una tattica usata dagli agenti per darci fastidio, piuttosto che leggere la nostra carta d’identità e per disumanizzarci. In pratica è come se fossimo numeri e non una persone.
· Il quinto caso, nel 2002, consisteva nel rifiuto di radersi (il che stavolta mi spedì in isolamento per la prima volta. Vedete, quella della rasatura è una tattica usata dal TDC per tormentare i detenuti. Potresti avere la barba più corta che c’è ed essi ti sarebbero subito addosso come se stessi portando addosso un’arma. Pensate – in altri stati gli uomini possono farsi crescere la barba ed i capelli. Quale è lo scopo di tale regola? E’ uno strumento per opprimere. Se il mondo pensasse che sono pericoloso perché ho i baffi allora penserei che siamo tutti matti.
· E il mio ultimo caso e’ questa situazione qui.
Lasciate che vi spieghi la mentalità delle guardie carcerarie.
Esse guardano a noi come esseri meno che umani.
Si aspettano che quando loro dicono ‘salta’ noi diciamo ‘quanto in alto?’.
Essi ritengono che qualsiasi cosa dicono o chiedono è sottinteso si debba rispondere immediatamente.
Questa è una vecchia mentalità schiavista. Quando i sorveglianti degli schiavi dicevano di fare una cosa tu dovevi farla immediatamente o saresti stato picchiato.
Le prigioni sono il riflesso allo specchio delle piantagioni di schiavi, molte prigioni sono chiamate piantagioni o fattorie in relazione al fatto che sono costruite per l’agricoltura e il lavoro da schiavi dei detenuti lavoratori riflette la schiavitù completamente.
Così la mentalità. I casi disciplinari sono redatti tanto facilmente come questo che segue:
“Detenuto chiudi il becco” “Non puoi dirmi di chiudere il becco. Chiudi il becco tu”
“Va bene, vedremo” “OK, mi hai toccato e ti pentirai per questo”
Da questo semplice scambio di battute un agente può fare rapporto dicendo “ Un detenuto ha minacciato un agente” Voglio che voi teniate bene a mente come molti agenti ci parlano qui.
Ci parlano in un modo degradante.
Ci minacciano, ci dicono che moriremo con gli aghi nelle nostre braccia. Quindi, siate consapevoli di quello che sopportiamo.
Ora, raffrontate le mie note disciplinari ai casi di aggressione, di armi e di droga (a proposito ho avuto tre esami dell’urina che ho superato in quanto non assumo droga).
Ci sono tanti altri casi che potrei avere collezionato, ma mi sono trattenuto da certi comportamenti.
Mi preoccuperei di queste cose se mi trovassi in una fase procedurale che riguarda la decisione della punizione: in questo caso considererei di stare all’erta.
Non penso che questo fatto mi danneggerà e io so che mi asterrò da altre attività che potrebbero rovinarmi.
Io uso questo scenario anche per ricordarlo agli altri qui.
Questo caso mi rovinerà? Potrebbe. Ma, il fatto è che non possono considerarmi aggressore contro 5 uomini della squadra anti-sommossa.
Si è sollevato il caso sul come altri tredici detenuti della sezione avrebbero sentito gli effetti del gas. Pure io ho sentito gli effetti del gas spruzzato su altre persone.
La questione più grossa è – quali effetti stiamo avvertendo a causa delle condizioni che stiamo sopportando? Gli effetti del gas durano per pochi minuti, queste condizioni invece tutto l’anno.
La questione di fondo è che io ho preso l’occasione per lottare in ciò che ritenevo giusto.
Per quelli che pensano che ciò era frivolo – lasciatemi dimostrare qualcosa.
Il giorno in cui andai in tribunale (ricordate – dopo tutto quello che accadde, capitò anche questo) vidi il nostro capitano del braccio della morte (Wickershan). Gli raccontai i fatti e quale fu e sarà la mia presa di posizione.
Egli non aveva tempo di parlarmi e mi disse che si sarebbe fatto vivo più tardi.
Sorprendentemente, fece capolino nella mia cella ieri (30 agosto).
Abbiamo avuto un colloquio di 35 minuti.
Non è stato un colloquio tra Capitano e detenuto, fu un parlare da uomo a uomo.
Gli dissi della situazione e andai più a fondo.
Gli spiegai la mentalità dei suoi agenti bravi e cattivi. Gli spiegai la mentalità dei detenuti del braccio della morte – i buoni, i cattivi, gli scoraggiati, gli speranzosi. Sapevo che non aveva avuto mai un colloquio come questo a causa del modo con cui mi guardava quando facevo certe affermazioni.
Allora gli parlai direttamente come Capitano delle sue politiche che stanno creando un cattivo ambiente. Ho capito che quest’uomo apprezzò quello che gli andavo dicendo.
Gli mostrai come alcuni di noi parlano ai suoi agenti con rispetto ed intelligenza, che non tutti tra noi sono maledetti ed infuriati.
Gli dissi – So che i tuoi agenti non ci rispettano, ma non mancateci di rispetto. Lasciateci in pace.
Chi di voi può valutare quel colloquio? Chi può dire quali effetti avrà?
Queste faccende non sono faccende che riguardano i diritti civili – queste sono vili e subdole tattiche. Questo è ciò che non si vede delle prigioni.
Sono veramente dei criminali incorreggibili.
Ci sono circa 2 milioni di persone detenute nelle carceri americane. Vengono allevate nell’odio, nella violenza, nell’ignoranza e nella disperazione. Svuotare le prigioni significa svuotare una industria miliardaria ed abbandonare i loro piani di genocidio. Così, le condanne in prigione rimangono alte ed il decadimento interno aumenta.
Per coloro che non lo sanno – scrivo costantemente sulla prigione, su questioni politiche e sociali. Chiedete a Petra Richter di Alive – i molti articoli che ho scritto per i suoi aggiornamenti e gli articoli che ho sul mio sito web. Come pure la rubrica che scrivo per il Comitato Paul Rougeau in Italia (sto scrivendo da quasi 2 anni). Sono sempre attivo e faccio diverse cose, così - per favore leggete i miei siti prima di dare giudizi in anticipo.
Il fatto è che il movimento anti pena di morte in Texas è sofferente. Il supporto esterno di cui abbiamo bisogno non è così grande come dovrebbe. Questo non è il momento appropriato per discuterne ma io analizzo interamente questi gruppi e le loro attività. Per quelli che non lo sanno, mio nonno partecipa a raduni e così via. Così, la mancanza di certi aiuti non deriva certo dal fatto che noi non proviamo ad ottenerli. Ma questo sarà oggetto di un’altra discussione.
Se potessimo far giungere le nostre vere voci alla società, il tipo di protesta che ho fatto non sembrerebbe promuovere l’immagine che noi siamo mostri e animali, perché allora la gente che forma la società capirebbe da dove nascono i problemi.
Il bisogno di protestare /resistere in questo modo alle volte è necessario altrimenti questi agenti continueranno a pensare che noi siamo qui per essere i loro stoini.
Vedete, gli agenti sono come predatori nella giungla. Stanno sdraiati ed aspettano – guardando la mandria – aspettando il più debole del branco; una volta avvistato vanno e lo attaccano.
Io rifiuto di essere la loro preda ed è difficile farlo senza essere estremamente violenti per cui ecco il perché di questa presa di posizione media.
Gandhi diceva “ se la codardia è l’unica alternativa alla violenza, è meglio lottare”.
Martin Luther King Jr. esprimeva la stessa cosa quando diceva “se la pace significa essere quieti di fronte all’ingiustizia – puoi tenerti la tua pace”.
Questo e’ davvero tutto ciò che posso dire.
Mi mantengo fedele a tutti i principi enunciati dai grandi uomini che ho citato.
Questo tempo trascorso quaggiù non sarà speso male, perché userò saggiamente il mio tempo come ho sempre fatto.
Sto già lavorando con i fratelli che non vedevo da un pezzo, dando loro degli input e delle informazioni per aiutarli. Il segreto sta tutto nel come affrontare le cose, amici. Le avversità possono essere ostacoli o pietre per guadare. Non permetterò che questo sia un tempo di commiserazione ma un tempo di illuminazione e di ispirazione. La guerra condotta contro di noi non è solo da un punto di vista legale ma anche mentale, spirituale e fisica. Non sarebbe meglio opporsi alle forze che ci farebbero diventare matti piuttosto che sopportarle?
Queste sono cose su cui riflettere mentre io ho già trovato la risposta.
Per coloro che pensano al video – se posso averne un copia - farò in modo che essa sia disponibile. Sarebbe un eccezionale risveglio. Potrei scrivere un libro su questo soggetto.
Forse dovrei sorridere. Forse dovremmo. Ma devo chiudere. Grazie a voi tutti del vostro interessamento espressomi in mille modi.
Avrò cura di me, e rimango forte e concentrato. Pace, Amore e che Dio vi benedica.
Continuo a lottare
Kenneth